Le origini e la formazione
Yasuo Sumi nasce nel 1925 a Osaka e cresce nella vicina città di Itami, in un Giappone destinato a vivere le profonde trasformazioni causate dalla Seconda guerra mondiale.
Diversamente da molti artisti della sua generazione, si forma come autodidatta, sviluppando una pratica libera dalle convenzioni accademiche. Fin dai primi lavori manifesta un interesse per il colore come energia fisica, utilizzato in modo spontaneo, materico e diretto.
L’incontro con il Gutai
La svolta della sua carriera arriva a metà degli anni Cinquanta, quando incontra Shozo Shimamoto e viene introdotto nel gruppo Gutai fondato da Jiro Yoshihara.
Nel 1955 partecipa alla prima storica esposizione all’aperto organizzata dal movimento ad Ashiya, entrando ufficialmente a far parte della più importante avanguardia artistica giapponese del dopoguerra.
All’interno del Gutai sviluppa una ricerca fortemente personale, perfettamente in linea con il principio promosso da Yoshihara: creare senza imitare, lasciando che la materia e il gesto esprimano una propria autonomia.
Strumenti quotidiani e nuove possibilità della pittura
Uno degli aspetti più innovativi della ricerca di Sumi è l’utilizzo di strumenti estranei alla pittura tradizionale.
L’abaco giapponese (soroban) viene trascinato sulla superficie creando sequenze di linee parallele; gli ombrelli tradizionali (bangasa) vengono utilizzati per colpire la tela, mentre piccoli motori vibranti distribuiscono il colore in modo imprevedibile e automatico.
Attraverso questi strumenti il controllo dell’artista si riduce, lasciando spazio alla casualità, al ritmo e all’energia fisica del processo creativo.
Come dichiarò lo stesso Sumi, le sue opere non rappresentano altro che “le tracce testimoni della forza naturale”.
Il riconoscimento di Jiro Yoshihara
Jiro Yoshihara individua fin da subito l’originalità della ricerca di Sumi, citandolo tra gli artisti più significativi del Gutai nel celebre Manifesto pubblicato nel 1956.
Il suo metodo viene riconosciuto come uno degli esempi più radicali della volontà del movimento di superare la pittura tradizionale, affidando la creazione dell’immagine alla materia, al movimento e agli strumenti stessi.
Il Gutai sulla scena internazionale
A partire dalla seconda metà degli anni Cinquanta il Gutai ottiene una crescente attenzione internazionale grazie ai contatti con il critico francese Michel Tapié e con Georges Mathieu.
Sumi partecipa attivamente a questa stagione di apertura, contribuendo a far conoscere il movimento anche fuori dal Giappone. Le sue opere vengono presentate in importanti esposizioni dedicate alle nuove avanguardie e il suo lavoro entra progressivamente nel dibattito internazionale sull’arte informale.
Performance e sperimentazione
Negli anni Sessanta amplia la propria ricerca attraverso la performance.
In una delle azioni più note lavora all’interno di una scatola trasparente in vinile, lanciando colore sulle pareti e sul proprio corpo. La pittura diventa così esperienza fisica e teatrale, dissolvendo il confine tra artista, opera e gesto.
Durante tutta la storia del Gutai partecipa a tutte le ventuno esposizioni ufficiali del gruppo, mantenendo una presenza costante fino allo scioglimento del movimento nel 1972.
Dopo il Gutai
Dopo la morte di Jiro Yoshihara e la conclusione dell’esperienza Gutai, Sumi continua la propria attività entrando a far parte dell’Art Club guidato da Taro Okamoto e successivamente del Gruppo AU (Art Unidentified).
Pur sviluppando una ricerca autonoma, mantiene viva la sperimentazione che aveva caratterizzato gli anni del Gutai, continuando a esplorare il rapporto tra gesto, materia e casualità.
Il riconoscimento internazionale
Nel corso della sua carriera espone in numerose istituzioni e gallerie internazionali, tra cui Parigi, New York, Roma, Torino, Milano, Helsinki, Rotterdam e numerose città europee e asiatiche.
Nel 1993 partecipa alla 45ª Biennale di Venezia nell’ambito del progetto Strada verso l’Oriente, contribuendo alla diffusione internazionale dell’arte giapponese contemporanea.
Le sue opere sono oggi conservate nelle collezioni dei principali musei giapponesi, tra cui il National Museum of Art di Osaka, il Kyoto National Museum of Modern Art, il Tokyo Metropolitan Art Museum e l’Hyogo Prefectural Museum of Art, oltre a importanti collezioni private internazionali.
Gli ultimi anni
Negli ultimi decenni continua a lavorare con la stessa libertà sperimentale che aveva caratterizzato tutta la sua carriera, collaborando anche con la galleria Pari&Dispari di Rosanna Chiessi, fondamentale per la diffusione del Gutai in Italia.
Yasuo Sumi muore nel 2015, lasciando un’eredità artistica che ha contribuito ad ampliare le possibilità della pittura contemporanea. Le sue opere continuano a testimoniare una ricerca in cui il gesto non rappresenta la realtà, ma registra l’energia della materia e della natura nel momento stesso in cui si manifesta.