VALERIA SANGUINI

MY MOM WANTED TO BE AN ASTRONAUT
2016
Acrilico e olio su tela
cm 160 × 190

MY MOM WANTED TO BE AN ASTRONAUT (A SKATER)
2026
Acrilico e olio su tela
cm 150 × 178

THE END
2019
Acrilico su tela
cm 300 × 200

Tra pittura, materia e trasformazione

Valeria Sanguini sviluppa una ricerca transdisciplinare tra pittura, scultura e installazione, indagando i concetti di appartenenza, confine e spazio vissuto. Le sue opere esplorano il corpo come territorio permeabile, attraversato da dinamiche di potere, memoria e resistenza.

Attraverso un linguaggio che intreccia elementi organici e tecnologici, costruisce narrazioni visive in costante dialogo con il presente.

La sua pratica mette in relazione memoria, materia e trasformazione, dando vita a opere che invitano a riflettere sul rapporto tra individuo, natura e collettività.

Biografia completa e ricerca artistica di Valeria Sanguini

Nata ad Addis Abeba, in Etiopia, Valeria Sanguini ha sviluppato nel corso della sua carriera una pratica artistica che si muove tra pittura, scultura e installazione, partecipando a progetti espositivi e di ricerca in Italia e all’estero.

Tra i suoi principali progetti personali figurano Iper_Tenda al Mattatoio – La Pelanda di Roma (2024), l’installazione permanente La Tenda presso il MAAM – Museo dell’Altro e dell’Altrove (2016) e Exiit qui Seminat al Kamo Atelier di Berlino (2019).

Ha preso parte a numerose mostre collettive in Italia e Germania, tra cui OVEST presso PrimaLinea Studio di Roma (2024) e Mirage al PRAC – Centro per l’Arte Contemporanea di Ponzano Romano (2021).

Nel corso della sua carriera ha ricevuto importanti riconoscimenti istituzionali, tra cui la selezione al Corso Superiore di Arti Visive della Fondazione Ratti con la visiting professor Marina Abramović (2001), la residenza presso la Künstlerhaus Schloss Wiepersdorf (2003) e l’International Artist Summit Award conferito dalla Casa Internazionale delle Donne di Roma (2022).

La ricerca artistica

La ricerca artistica di Valeria Sanguini si sviluppa attorno ai temi dell’appartenenza, del corpo e dello spazio come territori permeabili, attraversati da dinamiche di potere, memoria e trasformazione. Attraverso pittura, scultura e installazione, l’artista costruisce un linguaggio in cui elementi organici e componenti tecnologiche convivono, dando forma a ecosistemi in continua evoluzione.

Le sue opere mettono in dialogo dimensione biologica e meccanica, riflettendo sulle tensioni tra controllo e libertà, identità e trasformazione. Corpi, paesaggi e anatomie si fondono progressivamente fino a dissolvere i confini tra figura e ambiente, trasformando la superficie dell’opera in uno spazio vivo, attraversato da connessioni, memorie e processi di metamorfosi.

Nella sua pratica ricorrono materiali industriali, dispositivi tecnologici e oggetti recuperati che, privati della loro funzione originaria, vengono reinterpretati come elementi di una nuova geografia visiva. Pittura e installazione dialogano così con processi organici, sistemi naturali e reti invisibili, dando vita a opere che riflettono sul rapporto tra individuo, collettività e ambiente.

La sua ricerca si configura come una riflessione sul potenziale trasformativo dell’arte, intesa come luogo di resistenza, rigenerazione e riconnessione con la dimensione biologica e relazionale dell’esistenza.

 



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