RAPTURE SERIES (WOMEN WITH WRITING ON HANDS)
2022
Acrilici su HDF
cm 100 × 70
LOGICA DARAPTI
1974
Anelina su legno
cm 120 × 80
Ugo Nespolo nasce il 29 agosto 1941 a Mosso Santa Maria, nel biellese, ma è Torino la città che ne definisce davvero la formazione, la carriera e l'identità artistica. Pittore, cineasta, designer, scenografo, illustratore e teorico, Nespolo è una delle figure più eclettiche dell'arte italiana contemporanea. Fin dagli esordi rifiuta qualsiasi appartenenza a un solo linguaggio, costruendo un'opera in cui pittura, cinema, grafica, design, teatro e arti applicate convivono senza gerarchie.
Ironia, citazione colta, cultura popolare e sperimentazione diventano gli strumenti con cui affronta la storia dell'arte e la società contemporanea. Ogni opera è un gioco solo in apparenza leggero: dietro il colore acceso e il gusto ludico si nasconde una riflessione continua sul linguaggio, sui segni e sulla comunicazione visiva.
La formazione tra pittura e semiologia
Trasferitosi giovanissimo a Torino con la famiglia, Ugo Nespolo frequenta l’Accademia Albertina di Belle Arti, diplomandosi in Pittura sotto la guida di Enrico Paulucci, dal quale apprende il rigore tecnico e la centralità del mestiere pittorico.
Parallelamente consegue la laurea in Lettere Moderne presso l’Università di Torino con una tesi in Semiologia, disciplina che studia i sistemi dei segni e della comunicazione. Questo percorso teorico influenzerà profondamente tutta la sua ricerca: nelle opere di Nespolo immagini, parole, simboli e colori diventano elementi di un linguaggio complesso da leggere e interpretare.
Negli stessi anni frequenta gli ambienti dell’avanguardia torinese entrando in contatto con Michelangelo Pistoletto, Giulio Paolini, Giovanni Anselmo, Gilberto Zorio e Aldo Mondino. Pur condividendone lo spirito sperimentale, mantiene fin dall’inizio una posizione autonoma, caratterizzata da ironia, colore e contaminazione tra discipline.
Gli esordi: Dada, Fluxus e Neoavanguardia
Le prime mostre personali vengono ospitate dalla Galleria Il Punto di Torino e dalla Galleria Schwarz di Milano, punto di riferimento italiano per il Dadaismo storico e il movimento Fluxus.
Fin dall’inizio la sua produzione si distingue per un linguaggio che fonde citazione, umorismo e cultura visiva contemporanea, rielaborando le lezioni delle avanguardie storiche — Futurismo, Dadaismo e Costruttivismo — attraverso una sensibilità personale.
Nel 1967, insieme a Ben Vautier, organizza a Torino il primo Concerto Fluxus italiano, intitolato Les Mots et Les Choses, richiamando volutamente il celebre libro di Michel Foucault. È un momento fondamentale nella diffusione delle pratiche Fluxus in Italia e conferma l’interesse di Nespolo per il rapporto tra linguaggio, arte e performance.
L’incontro con l’America e il Cinema degli Artisti
Tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta Nespolo compie numerosi viaggi negli Stati Uniti, entrando in contatto con alcuni dei protagonisti dell’avanguardia americana: Jonas Mekas, Gregory Markopoulos, Yōko Ono, Andy Warhol e altri esponenti del cinema underground newyorkese.
Da questa esperienza nasce il suo interesse per il Cinema degli Artisti, di cui diventa uno dei principali protagonisti italiani.
Realizza una serie di film sperimentali che vedono come interpreti artisti e intellettuali quali:
Queste opere costituiscono oggi uno dei nuclei più importanti del cinema sperimentale italiano del secondo Novecento.
Nel 1984 il Centre Pompidou gli dedica la rassegna Le Cinéma diagonal, mentre nel 2015 i suoi film vengono presentati contemporaneamente alla Tate Modern, al Centre Pompidou e alla Peggy Guggenheim Collection.
Pittura, giochi e oggetti
Durante gli anni Settanta Nespolo amplia progressivamente il proprio linguaggio.
Realizza:
Il puzzle diventa metafora della conoscenza: l’immagine si comprende soltanto attraverso la ricomposizione dei frammenti.
In questi anni nasce anche L’Albero dei Cappelli, destinato a diventare uno degli oggetti più noti della sua produzione tra arte e design.
Il periodo americano
Negli anni Ottanta soggiorna frequentemente negli Stati Uniti.
New York diventa uno dei soggetti privilegiati della sua pittura: insegne luminose, grattacieli, fast food, cultura popolare e grafica urbana vengono reinterpretati attraverso colori vivaci, composizioni dinamiche e un linguaggio volutamente ironico.
Pur dialogando con la Pop Art americana, Nespolo mantiene uno stile profondamente europeo, nel quale convivono cultura figurativa, citazione storica e riflessione semiologica.
Televisione, grafica e comunicazione
Parallelamente alla pittura sviluppa un’intensa attività nell’ambito della comunicazione visiva.
Tra i lavori più noti figurano:
Per Nespolo non esiste una distinzione tra arte “alta” e arti applicate: qualsiasi superficie può diventare luogo di sperimentazione.
Teatro e scenografia
Dagli anni Novanta affianca alla pittura un’intensa attività teatrale come scenografo e costumista.
Realizza scenografie per importanti produzioni operistiche, tra cui:
Le produzioni vengono rappresentate in numerosi teatri europei, confermando la capacità dell’artista di trasferire il proprio universo cromatico e narrativo nello spazio scenico.
Richard-Ginori e il design
Nel 1996 assume la direzione artistica della Richard-Ginori, storica manifattura italiana della porcellana.
Parallelamente continua a sperimentare materiali differenti:
L’attenzione per la qualità artigianale accompagna tutta la sua ricerca, confermando il dialogo costante tra arte, design e manifattura.
I Palii e le opere pubbliche
Nel corso della carriera realizza numerosi drappelloni e palii per alcune delle più importanti manifestazioni storiche italiane:
Dal 1997 realizza inoltre importanti opere permanenti nello spazio pubblico, tra cui il Monumento delle Parole a San Benedetto del Tronto e le installazioni artistiche nelle stazioni della Metropolitana di Torino.
Un artista senza confini
La carriera di Nespolo attraversa continuamente linguaggi differenti.
Dipinge, scolpisce, realizza film, scenografie, ceramiche, manifesti, puzzle, arredi, installazioni pubbliche e progetti grafici.
Nel 2019 l’Università degli Studi di Torino gli conferisce la Laurea honoris causa in Filosofia, riconoscendo il valore teorico della sua ricerca sul linguaggio e sulla comunicazione visiva.
Ancora oggi vive e lavora a Torino, continuando una produzione che non conosce confini disciplinari e che considera il gioco non come evasione, ma come uno dei modi più seri per comprendere il mondo.
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