THE MURDERER
1982
Spray Paint on canvas
cm 269 × 130
TOXIC, pseudonimo di Torrick Ablack, è una delle figure più originali emerse dalla scena graffiti del South Bronx tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta. Cresciuto accanto ad artisti come A-One e Kool Koor, sviluppa un linguaggio visivo alimentato dalla cultura hip hop, dal lettering urbano e dalla filosofia del Gothic Futurism elaborata da Rammellzee.La sua storia è legata indissolubilmente anche a Jean-Michel Basquiat, con cui condivide amicizia, lavoro e uno dei capitoli più significativi dell’arte newyorchese del periodo: quello degli Hollywood Africans.
Dalle prime esposizioni alla Fashion Moda fino al trasferimento in Europa, TOXIC ha portato la forza istintiva del writing sulla tela, costruendo una pittura densa, energetica e stratificata. Oggi è considerato l’ultimo testimone diretto di un sodalizio artistico che ha ridefinito il rapporto tra graffiti, identità afroamericana e arte contemporanea.
Le origini nel South Bronx
Torrick Ablack nasce il 16 gennaio 1965 nel South Bronx, a New York, da madre portoricana e padre newyorchese di origini trinidadiane.
Cresce nei Mitchell Houses, lo stesso complesso di edilizia popolare in cui vivono A-One e Kool Koor. La vicinanza tra i tre ragazzi favorisce la nascita di un’amicizia e di una ricerca artistica condivisa, maturata nelle strade di un quartiere segnato dalla crisi urbana ma anche dalla nascita della cultura hip hop.
In casa parla inglese e spagnolo, sviluppando fin dall’infanzia una sensibilità costruita sull’incontro tra identità, linguaggi e culture differenti.
Dalla pallacanestro al nome TOXIC
Prima di iniziare a dipingere, Torrick si distingue sui campi da basket per la sua energia instancabile. I ragazzi del quartiere lo soprannominano Toxic Battery, espressione che viene presto abbreviata in TOXIC.
Il nome diventa il suo tag e sintetizza perfettamente il carattere della sua pittura: una forza continua, impulsiva e difficile da contenere, capace di occupare ogni superficie.
A tredici anni comincia a scrivere sui muri del South Bronx insieme ad A-One e Kool Koor. Sperimenta anche il DJing, il rap e la breakdance, ma trova nel graffiti writing il linguaggio più adatto a esprimere la propria identità.
I Tag Master Killers e il Gothic Futurism
Una tappa decisiva nella sua formazione è l’ingresso nei Tag Master Killers, la crew guidata da Rammellzee.
All’interno del gruppo il graffiti non viene considerato una semplice firma, ma un sistema teorico e simbolico. Rammellzee elabora il Gothic Futurism, una filosofia secondo cui le lettere devono essere trasformate, protette e armate contro le strutture di controllo del linguaggio.
I membri della crew studiano manoscritti medievali, alfabeti e lettere decorate, traducendo quelle suggestioni in forme futuristiche, meccaniche e aggressive. A ciascun artista viene affidata una parte dell’alfabeto: TOXIC lavora principalmente sulla lettera C, ma anche su O, G e Q.
Questa esperienza segna profondamente la sua ricerca, portandolo a considerare il lettering come una struttura viva, capace di oscillare tra parola, immagine e simbolo.
La prima mostra alla Fashion Moda
Nel 1982, a soli diciassette anni, TOXIC espone insieme ad A-One e Kool Koor nella mostra Camouflaged Panzerismalla Fashion Moda.
Lo spazio, fondato da Stefan Eins nel South Bronx, rappresenta uno dei principali luoghi d’incontro tra la cultura underground e il sistema dell’arte contemporanea. La mostra non presenta soltanto dipinti, ma costruisce un ambiente immersivo ispirato all’immaginario futurista del Panzerism.
La critica italiana Francesca Alinovi riconosce immediatamente la forza innovativa di quella generazione, capace di portare nel sistema dell’arte le esperienze, i linguaggi e le identità delle comunità nere e latine di New York.
L’incontro con Jean-Michel Basquiat
Nel 1982 TOXIC incontra Jean-Michel Basquiat al Roxie, uno dei club centrali nella nascente cultura hip hop newyorchese.
Da quell’incontro casuale nasce un’amicizia profonda. Basquiat lo invita alle proprie feste, lo introduce nel circuito degli artisti downtown e lo incoraggia a trasferire sulla tela ciò che fino a quel momento aveva dipinto sui muri e sui treni.
TOXIC frequenta lo studio di Basquiat e collabora con lui come assistente, entrando a far parte del suo ambiente creativo. La relazione tra i due assume presto una dimensione fraterna e lascia tracce visibili anche nelle opere di Basquiat.
Gli Hollywood Africans
Nel 1983 Basquiat porta con sé TOXIC e Rammellzee a Los Angeles, in occasione di una mostra alla Gagosian Gallery.
I tre si definiscono ironicamente Hollywood Africans, espressione che critica gli stereotipi con cui il cinema americano aveva rappresentato per decenni le persone afroamericane.
Da quell’esperienza nasce il celebre dipinto Hollywood Africans, oggi conservato al Whitney Museum of American Art. Nell’opera Basquiat ritrae sé stesso, TOXIC e Rammellzee circondati da parole, riferimenti culturali e termini legati agli stereotipi razziali.
Nel 1984 Basquiat realizza anche un ritratto intitolato TOXIC, consacrando l’amico all’interno della propria personale genealogia di artisti, musicisti ed eroi della cultura afroamericana.
Le prime esposizioni internazionali
All’inizio degli anni Ottanta TOXIC entra rapidamente nel circuito espositivo internazionale.
Nel 1982 partecipa alla mostra Post-Graffiti alla Sidney Janis Gallery di New York, uno degli eventi centrali nel riconoscimento del writing come linguaggio artistico.
Nel 1983 viene incluso in Arte di Frontiera: New York Graffiti, curata da Francesca Alinovi alla Galleria Comunale d’Arte Moderna di Bologna. La mostra riunisce alcune delle figure più importanti della scena newyorchese, tra cui A-One, Dondi White, Futura, Lady Pink, Rammellzee, SEEN e Zephyr.
Espone inoltre in Germania e negli Stati Uniti, contribuendo alla diffusione internazionale del graffiti writing.
Dalla strada alla tela
Il passaggio alla tela non modifica radicalmente il suo metodo.
TOXIC continua a utilizzare la bomboletta spray e a lavorare su superfici disposte verticalmente, conservando la fisicità e la rapidità del gesto urbano. Progressivamente integra anche colori acrilici, capaci di restituire maggiore densità e profondità alla pittura.
Le sue opere combinano lettere, forme astratte, segni e campiture cromatiche in composizioni apparentemente caotiche ma sostenute da un forte equilibrio interno. Il colore si diffonde sulla superficie come energia, mantenendo quella qualità istintiva e reattiva nata nelle strade del Bronx.
Il trasferimento in Europa
Dopo i primi ventuno anni trascorsi a New York, TOXIC si trasferisce in Europa.
Vive inizialmente a Firenze, dove entra in contatto con la tradizione artistica italiana, e successivamente si stabilisce a Parigi. In Europa trova un ambiente particolarmente ricettivo verso il writing e verso le sperimentazioni nate dalla cultura hip hop.
Il trasferimento gli permette di consolidare la propria posizione nel sistema dell’arte contemporanea senza perdere il legame con le origini newyorchesi.
L’ultimo degli Hollywood Africans
La morte di Basquiat nel 1988 e quella di Rammellzee nel 2010 fanno di TOXIC l’unico membro ancora in vita del gruppo degli Hollywood Africans.
Negli anni continua a sviluppare una pittura personale, trasformando la memoria degli amici e delle esperienze condivise in una componente permanente della propria ricerca.
Tra le sue opere più note figura Ransom Note EEC del 1984, oggi conservata nella collezione del Brooklyn Museum. I suoi lavori sono inoltre presenti nel Museum of the City of New York, nel Groninger Museum e in importanti collezioni private internazionali.
Il riconoscimento contemporaneo
Nel 2013 la mostra Last of the Hollywood Africans: Toxic, Rammellzee and Jean-Michel Basquiat, organizzata a Londra, ricostruisce il rapporto tra i tre artisti e il ruolo centrale che hanno avuto nella cultura newyorchese degli anni Ottanta.
Tra il 2020 e il 2021 TOXIC è incluso nella mostra Writing the Future: Basquiat and the Hip-Hop Generation al Museum of Fine Arts di Boston, dedicata al rapporto tra Basquiat, il writing e la nascita dell’hip hop.
Nel 2024 la Woodbury House di Londra presenta All Imperfections Included, la sua prima mostra personale nel Regno Unito, accompagnata da un documentario dedicato alla sua storia e alla sua ricerca.
TOXIC vive e lavora a Parigi. Pur provenendo dalla scena graffiti, rivendica per il proprio lavoro una dimensione più ampia, considerandosi innanzitutto un artista contemporaneo. La sua pittura continua a unire memoria, energia urbana, identità e sperimentazione, mantenendo vivo il linguaggio nato sulle strade del South Bronx.
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