Gli studi e la nascita della Scuola di Piazza del Popolo
Nel 1952 Tano Festa si iscrive all’Istituto d’Arte di Roma, diplomandosi nel 1957 in Fotografia Artistica. La formazione fotografica influenzerà profondamente il suo modo di concepire l’immagine, mentre negli stessi anni stringe rapporti con artisti come Mario Schifano e Franco Angeli e guarda con interesse alla pittura di Cy Twombly. Tra il 1958 e il 1961 espone le prime opere alla Galleria La Salita e alla Galleria La Tartaruga, entrando a far parte della cosiddetta Scuola di Piazza del Popolo, uno dei gruppi più innovativi dell’arte italiana del dopoguerra. In questi anni sviluppa una pittura monocroma e anti-rappresentativa, sostenuta anche dal critico Pierre Restany.
Le Finestre, le Persiane e il confronto con la Pop Art
Il 1962 segna la svolta internazionale con la partecipazione alla mostra “The New Realists” alla Sidney Janis Gallery di New York. Nascono le celebri serie delle Finestre e delle Persiane, oggetti quotidiani trasformati in icone pittoriche. Pur accostato alla Pop Art, Festa rivendica una posizione autonoma: mentre gli artisti americani raccontano la società dei consumi, lui sceglie di confrontarsi con il patrimonio artistico italiano, sintetizzando questa idea nella celebre affermazione: «Dovevo fare i conti con Leonardo e Michelangelo, non mi potevo mica inventare niente.»
La morte di Francesco Lo Savio e la svolta poetica
Nel 1963 il suicidio del fratello, l’artista Francesco Lo Savio, segna profondamente la sua ricerca. Da quel momento finestre, persiane e specchi assumono un valore simbolico, diventando “soglie” tra presenza e assenza, vita e memoria. La malinconia entra stabilmente nella sua pittura, conferendo agli oggetti una dimensione metafisica.
Michelangelo, le Biennali e il successo internazionale
Dal 1964 Festa espone alla Biennale di Venezia e avvia il celebre ciclo dedicato ai dettagli della Cappella Sistina e delle Cappelle Medicee. Attraverso fotografie, proiezioni e interventi pittorici trasforma i capolavori di Michelangelo in immagini contemporanee, sospese tra storia dell’arte e linguaggio della comunicazione di massa. Negli stessi anni partecipa alla Quadriennale di Roma, a importanti mostre curate da Achille Bonito Oliva e sviluppa serie come Gli Amici del Cuore, gli Omaggi a Turner, Manet e Cézanne e le grandi vedute urbane ispirate agli archivi Alinari.
Gli ultimi anni e l’eredità artistica
Tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta realizza i Rebus, i Miraggi e soprattutto i Coriandoli, opere che riportano il colore al centro della sua ricerca senza abbandonare il dialogo tra oggetto quotidiano e memoria culturale. Tano Festa muore a Roma il 9 gennaio 1988. Negli anni successivi importanti retrospettive, tra cui quella alla Biennale di Venezia del 1993 dedicata ai fratelli Festa e Lo Savio, ne consolidano il ruolo come protagonista dell’arte italiana del Novecento. Le sue opere sono oggi conservate in istituzioni come il MAMbo di Bologna, il MACRO di Roma, i Musei Vaticani e in numerose collezioni pubbliche e private internazionali.