L’Università Azad e il primato nella fotografia femminile
Ghadirian sceglie la fotografia perché è un’arte veloce. Lei stessa racconta di vivere sempre di fretta e di aver trovato nella fotografia il mezzo più immediato per fermare un’idea. Una spiegazione semplice, quasi ironica, lontana da qualsiasi retorica sulla vocazione artistica.
Studia all’Università Azad di Teheran, tra le prime istituzioni iraniane a offrire una formazione relativamente aperta nel campo artistico. Qui diventa una delle prime donne del Paese a conseguire una laurea in fotografia, un traguardo significativo in un contesto in cui la presenza femminile nel mondo dell’arte era ancora limitata.
Nel 1998 realizza come tesi di laurea la serie Qajar, il progetto che segna l’inizio della sua carriera internazionale.
Qajar: la donna fuori dal tempo
La serie Qajar nasce dall’osservazione dei ritratti fotografici della dinastia Qajar, che governò la Persia tra il 1794 e il 1925 e contribuì alla diffusione della fotografia come strumento di rappresentazione del potere. Lo stesso Nasser al-Din Shah era un appassionato fotografo e fece immortalare la corte, le mogli e le concubine in immagini dal forte carattere formale.
Ghadirian ricostruisce quelle atmosfere nel proprio studio attraverso fondali, arredi e costumi dell’epoca, ma introduce elementi completamente anacronistici: una lattina di Pepsi, un paio di occhiali da sole, una bicicletta, una rivista contemporanea o una chitarra. Le protagoniste sembrano appartenere contemporaneamente al XIX e al XXI secolo.
Nasce così una figura femminile sospesa tra tradizione e modernità, incapace di appartenere completamente a uno dei due mondi. Come racconta la stessa artista, è una donna “confusa”, circondata da oggetti che non sembrano davvero appartenerle e costretta a convivere con identità diverse.
Presentata nel 1999 alla Golestan Gallery di Teheran e al Leighton House Museum di Londra, la serie ottiene rapidamente un importante riconoscimento internazionale. In Iran, però, il Ministero della Cultura ritira il premio assegnato all’opera, giudicandola controversa.
La censura come materia dell’opera
La censura diventa uno degli elementi centrali della ricerca di Ghadirian. La serie Unfocused, composta da figure femminili sfocate e quasi eteree, viene vietata nelle gallerie iraniane perché gli abiti richiamano in modo eccessivo l’estetica occidentale.
L’artista non sceglie l’esilio né rinuncia al proprio lavoro. Rimane a vivere e operare a Teheran, trasformando proprio la censura in materia artistica. Nelle sue fotografie il confine tra ciò che può essere mostrato e ciò che deve essere nascosto diventa parte integrante dell’immagine, più che un limite da aggirare.