LOLA (LOTS OF LOVE ALWAYS)
2008
Stampa spray e acrilico
cm 150 × 100
Nel lavoro di Rachele Palladino il disegno diventa un gesto di cura. Attraverso migliaia di segni ripetuti, trame, fili e intrecci costruiti pazientemente a penna, l'artista trasforma la fragilità dell'esperienza quotidiana in un linguaggio visivo capace di unire memoria, relazione e condivisione. Le sue opere non raccontano grandi eventi, ma la trama invisibile che lega persone, luoghi ed emozioni, facendo della pratica artistica un atto di ricomposizione e di dono.
Gli inizi tra moda, illustrazione e arti applicate
Rachele Palladino nasce a Roma nel 1971, città dove vive e lavora tuttora.
Nel 1994 consegue il diploma presso l’Accademia di Moda e Costume di Roma, formazione che contribuisce a sviluppare la sensibilità per il disegno, il tessuto e la progettazione visiva, elementi che rimarranno centrali anche nella sua ricerca artistica.
Nello stesso anno inizia l’attività professionale come illustratrice presso l’agenzia pubblicitaria Doppio Piano di Dario Zerboni, esperienza che prosegue fino al 1996. Successivamente collabora con l’agenzia Ettore Festa Associati, dove lavora ancora come illustratrice fino al 1998, affinando una pratica del segno precisa, sintetica e fortemente comunicativa.
La grafica e la formazione
Nel 1998 è tra i fondatori dello studio di grafica e arti applicate Sustrada, realtà nella quale convivono progettazione grafica, sperimentazione artistica e ricerca sui linguaggi visivi.
Parallelamente dà vita a L’Altra Scuola, laboratorio dedicato al disegno e alla pittura rivolto a bambini e adulti. L’insegnamento diventa così parte integrante del suo percorso creativo, fondato sulla condivisione dell’esperienza artistica e sul valore del fare come strumento di conoscenza.
Questi anni contribuiscono a consolidare un approccio trasversale, nel quale grafica, illustrazione, progettazione e arte non vengono vissute come discipline separate, ma come aspetti differenti di un unico processo creativo.
L’esperienza nel sistema dell’arte
Tra il 2004 e il 2006 lavora come assistente personale del collezionista Nando Peretti, entrando in contatto diretto con il mondo del collezionismo e delle dinamiche del sistema dell’arte contemporanea.
Dal 2006 al 2008 collabora invece con la Galleria Vangelli de’ Cresci come assistente di Gabriele Vangelli, approfondendo ulteriormente gli aspetti organizzativi ed espositivi legati all’attività di una galleria d’arte.
Queste esperienze contribuiscono a definire una maggiore consapevolezza del proprio percorso artistico, preparando il terreno alla successiva attività espositiva personale.
La ricerca artistica
A partire dal 2008 Rachele Palladino prende parte a numerose mostre collettive, sviluppando un linguaggio sempre più riconoscibile.
Nel 2015 incontra le galleriste Astrid Narguet e Lucilla Stefoni di galleriaotto, con le quali realizza la sua prima mostra personale, mi-mi, tappa significativa nella definizione della propria identità artistica.
La sua ricerca si sviluppa attraverso materiali diversi — carta, chine, stoffe, legno e vetro — affiancando alla produzione di opere un’attività progettuale che comprende anche manufatti e oggetti d’arte.
Nascono così i Seriali Funzionali, tra cui Tapestry, Money Box e altri lavori nei quali la distinzione tra opera, oggetto e progetto si fa volutamente sottile.
Il segno come gesto di cura
Il centro della ricerca di Rachele Palladino è il segno.
Con due o tre penne, pennarelli e strumenti essenziali costruisce pazientemente superfici composte da migliaia di tratti ripetuti, piccole variazioni che si sviluppano come una trama tessile.
Il disegno diventa un gesto lento e quasi meditativo, capace di ricucire simbolicamente le fratture dell’esperienza contemporanea.
Le sue opere non affrontano grandi temi storici o politici in maniera diretta, ma osservano la dimensione quotidiana dell’esistenza, mettendone in luce fragilità, relazioni e connessioni invisibili.
Ogni segno sembra unirsi al successivo come il filo di una tessitura, suggerendo che individui, luoghi, cause ed effetti appartengano a un unico sistema di relazioni.
La ripetizione non genera mai uniformità. Al contrario, ogni minima variazione racconta l’unicità dell’esperienza umana, trasformando il lavoro manuale in una riflessione sul tempo, sulla memoria e sulla possibilità di ricomporre ciò che appare frammentato.
Lo scambio come opera
Accanto alla produzione artistica, Palladino sviluppa una riflessione sul valore sociale dell’arte.
Lo scambio e il dono diventano principi fondamentali del suo lavoro, intesi come strumenti capaci di generare relazioni e costruire comunità.
Le opere e gli oggetti che realizza non sono concepiti esclusivamente come manufatti da contemplare, ma come occasioni di incontro e condivisione, nelle quali il valore artistico coincide con la capacità di creare legami.
La pratica della cura, tradizionalmente associata all’universo femminile, viene reinterpretata attraverso il disegno come forza generativa, capace di trasformare l’esperienza individuale in patrimonio collettivo.
Una poetica della relazione
La ricerca di Rachele Palladino si distingue per un linguaggio essenziale ma estremamente riconoscibile.
Attraverso il gesto paziente della ripetizione, l’artista costruisce opere nelle quali il disegno diventa tessitura, il filo diventa pensiero e la superficie si trasforma in uno spazio di relazione.
In un tempo caratterizzato dalla frammentazione e dalla velocità, il suo lavoro restituisce valore alla lentezza, alla cura e alla costruzione di significati condivisi, ricordando come anche il più piccolo segno possa contribuire a ricomporre una trama più ampia.
LUN – VEN
9.00 – 13.00
15.00 – 19.00
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