Piero Pizzi Cannella

BELLA CUORE MIO
2017
Carboncino su carta
cm 24 × 34

La memoria come unico territorio abitabile

Piero Pizzi Cannella

Piero Pizzi Cannella nasce nel 1955 a Rocca di Papa e si forma tra l'Accademia di Belle Arti di Roma, sotto la guida di Alberto Ziveri, e gli studi di Filosofia alla Sapienza. Fin dagli esordi sviluppa una pittura profondamente personale, in cui la realtà non viene raccontata ma evocata attraverso immagini sospese e cariche di memoria.Negli anni Ottanta entra a far parte del gruppo di artisti che anima il Pastificio Cerere di San Lorenzo, insieme a Nunzio, Gianni Dessì, Giuseppe Gallo, Bruno Ceccobelli e Marco Tirelli, contribuendo alla nascita della cosiddetta Nuova Scuola Romana.

Le sue opere vengono presto esposte in importanti gallerie internazionali tra New York, Berlino e Basilea, fino alla partecipazione alla Biennale di Venezia e alla Quadriennale di Roma.La sua pittura è riconoscibile per un repertorio di simboli ricorrenti – ventagli, abiti, sedie, gioielli, anfore, fiori secchi – che emergono da fondi silenziosi e senza tempo. Oggetti apparentemente comuni diventano tracce di vite trascorse, frammenti di memoria collettiva e personale, trasformandosi in immagini sospese tra realtà e metafisica. La pittura di Pizzi Cannella non descrive il mondo: custodisce ciò che del mondo rimane nella memoria.

Approfondisci la biografia completa di Piero Pizzi Cannella

Formazione tra pittura e filosofia (1974–1977)

Nato a Rocca di Papa nel 1955, Piero Pizzi Cannella inizia a dipingere fin da bambino. Tra il 1974 e il 1977 frequenta contemporaneamente il corso di pittura dell’Accademia di Belle Arti di Roma, seguendo gli insegnamenti di Alberto Ziveri, e la Facoltà di Filosofia dell’Università La Sapienza.

La doppia formazione, artistica e filosofica, contribuisce a costruire una ricerca in cui il rigore del pensiero accompagna costantemente la pratica pittorica. Attraverso Ziveri approfondisce inoltre lo studio dei grandi maestri della tradizione, da Piero della Francesca a Rembrandt fino a Goya.

Gli esordi e la ricerca concettuale (1977–1980)

Nel 1977 tiene la prima mostra personale alla Galleria La Stanza di Roma, spazio autogestito da un gruppo di giovani artisti. Nei primi anni sperimenta anche il linguaggio dell’arte concettuale, partecipando nel 1980 a una mostra presso la Galleria La Tartaruga.

Questa fase rappresenta un momento di ricerca che precede la definizione del suo linguaggio pittorico più maturo.

Il Pastificio Cerere e la Nuova Scuola Romana

L’ingresso negli studi dell’ex Pastificio Cerere di San Lorenzo segna una svolta decisiva. Qui lavora accanto a Bruno Ceccobelli, Gianni Dessì, Giuseppe Gallo, Marco Tirelli e Nunzio, formando quello che sarà riconosciuto come il nucleo della Nuova Scuola Romana.

Nel 1984 Achille Bonito Oliva consacra il gruppo con la mostra Ateliers, aprendo gli studi del Pastificio al pubblico e portando l’esperienza romana all’attenzione della critica internazionale.

Gli oggetti della memoria

Sempre nel 1984 Fabio Sargentini lo invita alla Galleria L’Attico di Roma con la mostra Interni e figure, momento che definisce il suo linguaggio definitivo.

Da allora la sua pittura si concentra su un repertorio di oggetti quotidiani — sedie, tavoli, ventagli, gioielli, vestiti, anfore, fiori secchi e lucertole — rappresentati isolati, sospesi in spazi rarefatti e privi di riferimenti narrativi.

Questi elementi diventano simboli della memoria, della presenza umana attraverso la sua assenza e del tempo che lascia tracce sulle cose.

Il riconoscimento internazionale

Tra la metà degli anni Ottanta e i primi Novanta espone in importanti gallerie internazionali, tra cui:

  • Annina Nosei Gallery di New York;
  • Galerie Folker Skulima di Berlino;
  • Galleria Triebold di Basilea.

Queste esperienze consolidano la sua presenza nel panorama internazionale della pittura contemporanea.

Gli anni Novanta

Negli anni Novanta realizza alcuni dei cicli più significativi della propria produzione.

Nel 1991 presenta I Diari di Guerra, ispirati agli eventi della Guerra del Golfo. Nel 1993 realizza il grande intervento murale Animal House alla Galleria L’Attico e partecipa alla Biennale di Venezia.

Nel 1994 nasce il ciclo Bagno Turco, sviluppato dopo un viaggio in Turchia, mentre nel 1996 prende parte alla Quadriennale di Roma.

Ischia, le Mappe del Mondo e le Cattedrali

Dal 1995 soggiorna a lungo a Ischia, esperienza da cui nasceranno i disegni raccolti in Atelier dei mari e dei venti.

Negli anni successivi realizza importanti progetti espositivi come Carte 1980–2001, Le Mappe del Mondo e il ciclo dedicato alle Cattedrali, presentato nel 2006 al MACRO Mattatoio di Roma.

Queste opere ampliano ulteriormente il suo universo simbolico mantenendo al centro il tema della memoria.

Una pittura della memoria

La memoria costituisce il filo conduttore dell’intera ricerca di Pizzi Cannella. I suoi oggetti non raccontano episodi né descrivono ambienti riconoscibili: diventano reliquie della quotidianità, simboli sospesi capaci di evocare assenze, ricordi e stratificazioni del tempo.

Con una materia pittorica intensa e una tavolozza essenziale costruisce immagini enigmatiche, dove il quotidiano assume una dimensione poetica e quasi metafisica.

Oggi Piero Pizzi Cannella vive e lavora a Roma, continuando una ricerca che, da oltre quarant’anni, esplora il rapporto tra memoria, tempo e identità.



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