SPIAGGIA DEL SENEGAL
2018
Poliuretano espanso
cm 100 × 100
Piero Gilardi (Torino, 1942–2023) è una delle figure più originali dell'arte contemporanea italiana e tra i protagonisti delle ricerche che hanno portato alla nascita dell'Arte Povera. Fin dagli anni Sessanta indaga il rapporto tra natura e artificio, trasformando materiali industriali in esperienze sensoriali e partecipative.
Dai celebri Tappeti-Natura all'impegno politico e sociale, fino alla fondazione del PAV – Parco Arte Vivente di Torino, la sua ricerca ha sempre superato i confini dell'opera per mettere in relazione arte, ambiente, tecnologia e comunità, facendo della partecipazione uno dei cardini della propria poetica.
Gli esordi e la formazione torinese
Piero Gilardi nasce a Torino il 3 agosto 1942, in una famiglia profondamente legata all’arte. Il padre, Mario Gilardi, è pittore e restauratore di chiese; la madre, Cecilia Lavelli, pittrice e modella. Da questo ambiente eredita una familiarità naturale con i materiali, con il colore e con quella dimensione manuale del fare che resterà centrale in tutta la sua ricerca.
Cresce nella Torino del boom economico, città industriale per eccellenza, segnata dalla Fiat, dal lavoro operaio e dalla rapida trasformazione del paesaggio urbano. In quegli anni la natura si allontana progressivamente dall’esperienza quotidiana, sostituita da ambienti artificiali, condomini, fabbriche, nuovi consumi. Proprio questo rapporto tra natura e artificio, tra ambiente naturale e ambiente costruito, diventerà il nucleo profondo della sua opera.
Si forma al Liceo Artistico e poi all’Accademia Albertina di Torino, nello stesso contesto in cui maturano figure come Gilberto Zorio, Giovanni Anselmo e Giuseppe Penone, futuri protagonisti dell’Arte Povera.
Macchine per il Futuro
Nel 1963 Gilardi tiene la sua prima mostra personale alla Galleria L’Immagine di Torino, intitolata Macchine per il Futuro. Il titolo rivela già il carattere utopico e ironico della sua ricerca iniziale. Le opere presentate sono miniature e dispositivi immaginari che reinventano il quotidiano attraverso una linea ludica e neodadaista.
Non si tratta ancora dei celebri Tappeti-Natura, ma il tema è già presente: la città moderna produce un ambiente artificiale che tende a sostituire il naturale. Gilardi risponde a questa trasformazione non con la denuncia diretta, ma con il gioco, l’ironia e la costruzione di oggetti capaci di mettere in crisi il reale.
I Tappeti-Natura
La svolta arriva nel 1965, quando Gilardi inizia a realizzare i Tappeti-Natura, opere in poliuretano espanso che riproducono frammenti di paesaggio naturale: prati, greti di fiume, sottoboschi, foglie, sassi, radici.
Il paradosso è radicale: un materiale industriale, sintetico e artificiale viene utilizzato per restituire l’esperienza della natura. I Tappeti-Natura non sono semplicemente sculture da osservare, ma superfici da attraversare, toccare, abitare con il corpo. Lo spettatore è chiamato a entrare fisicamente nell’opera, trasformando la visione in esperienza.
Queste opere ottengono rapidamente un riconoscimento internazionale. Tra la metà e la fine degli anni Sessanta vengono esposte in Europa e negli Stati Uniti, entrando in dialogo con la Pop Art, il design radicale, le ricerche ambientali e le nuove forme di partecipazione dello spettatore.
Arte, design e Gufram
Accanto alla ricerca artistica, Gilardi sviluppa un rapporto importante con il design industriale. Con Gufram realizza oggetti diventati iconici, tra cui i Sassi, grandi ciottoli in poliuretano utilizzabili come sedute informali. Anche qui ritorna la stessa intuizione: portare la natura, o la sua simulazione, dentro lo spazio domestico, trasformandola in esperienza quotidiana.
In questi anni realizza anche il primo esemplare del Pippopotamo per Armando Testa, confermando la sua capacità di muoversi tra arte, comunicazione, immaginario popolare e industria.
Il ruolo nelle neoavanguardie
Tra il 1966 e il 1968 Gilardi viaggia tra Europa e Stati Uniti, entrando in contatto con artisti come Richard Serra, Lawrence Weiner, Carl Andre, Robert Barry e Joseph Kosuth. Diventa così una figura di collegamento tra la scena torinese e le ricerche internazionali più avanzate, dal Minimalismo all’Arte Concettuale, dalla Land Art alle esperienze postminimaliste.
Nel 1968 conia la definizione di Arte microemotiva, ampliando la propria attività dal piano pratico a quello teorico. Partecipa inoltre alla costruzione di situazioni collettive e comunitarie fondamentali per la scena italiana, come il Deposito d’Arte Presente di Torino e la mostra Arte Povera più Azioni Povere ad Amalfi.
L’abbandono dell’arte e la scelta politica
Nel 1968 Gilardi prende una decisione radicale: interrompe volontariamente la produzione artistica. Non si tratta di una crisi creativa, ma di una scelta politica. I Tappeti-Natura, nati come riflessione critica sul rapporto tra natura, artificio e consumo, erano stati rapidamente assorbiti dal sistema dell’arte e trasformati in oggetti di mercato.
Gilardi decide quindi di allontanarsi dalla produzione di opere per dedicarsi alla militanza politica, all’azione sociale e alla creatività collettiva. Collabora come teorico e organizzatore a importanti mostre internazionali, tra cui Op Losse Schroeven allo Stedelijk Museum di Amsterdam e When Attitudes Become Form alla Kunsthalle di Berna, ma sceglie di non esporre propri lavori.
Arte come pratica sociale
Tra la fine degli anni Sessanta e gli anni Settanta Gilardi lavora nei movimenti politici e culturali, partecipa alle esperienze dei collettivi militanti, realizza manifesti, vignette, fumetti operai e forme di teatro politico di strada.
Il suo impegno si estende anche al lavoro negli istituti psichiatrici, dove l’arte diventa strumento di espressione, relazione e cura, in dialogo con il movimento che porterà alla riforma psichiatrica italiana. In questi anni conduce inoltre esperienze di creatività collettiva in Nicaragua, nelle riserve native americane e in Africa.
Per Gilardi l’arte non è più soltanto produzione di oggetti, ma pratica esistenziale, politica e comunitaria.
Il ritorno all’arte
Nel 1981 pubblica Dall’arte alla vita, dalla vita all’arte, libro che diventa una sorta di manifesto della sua ricerca. Dopo oltre un decennio di distanza dal sistema artistico, Gilardi torna all’attività espositiva con una consapevolezza nuova.
La sua pratica si orienta sempre più verso la partecipazione, il coinvolgimento del pubblico e la relazione tra opera, spettatore e contesto sociale. In questo senso anticipa molte riflessioni che diventeranno centrali nell’arte relazionale.
Tecnologia, interazione e nuovi media
A partire dalla metà degli anni Ottanta Gilardi guarda alle nuove tecnologie come strumenti per ampliare l’esperienza artistica. Nel 1985 presenta il progetto IXIANA al Parc de la Villette di Parigi, immaginando un parco tecnologico in cui il pubblico possa sperimentare in modo diretto le possibilità creative del digitale.
Fonda poi, insieme a Claude Faure e Piotr Kowalski, l’associazione internazionale Ars Technica, dedicata al dialogo tra arte, scienza e tecnologia.
Negli anni Novanta promuove a Torino le rassegne Arslab, dedicate all’arte interattiva e ai nuovi media. In questi lavori l’opera non è più un oggetto chiuso, ma un sistema sensibile, capace di reagire alla presenza, al movimento e persino ai segnali biologici dello spettatore.
Il PAV – Parco Arte Vivente
Nel 2002 Gilardi avvia il progetto del PAV – Parco Arte Vivente di Torino, che rappresenta la sintesi più compiuta della sua visione. Il PAV nasce come museo interattivo e centro di ricerca dedicato al rapporto tra arte, ecologia, scienze naturali e partecipazione.
Situato in un’ex area industriale, il Parco trasforma un luogo segnato dalla storia produttiva della città in uno spazio di riflessione sulle relazioni tra uomo, ambiente e tecnologia. Gilardi ne segue lo sviluppo per oltre vent’anni, facendone un laboratorio vivo in cui l’arte diventa strumento di conoscenza e responsabilità collettiva.
Gli ultimi anni e l’eredità
Negli ultimi anni Gilardi torna a confrontarsi con i Tappeti-Natura, non come semplice ripresa del passato, ma come aggiornamento di un discorso diventato ancora più urgente nell’epoca della crisi ecologica.
Mostre come Nature Forever al MAXXI di Roma e Gilardi Tappeto Natura al Magazzino Italian Art di New York confermano la forza e l’attualità della sua ricerca. Le sue opere sono oggi conservate in importanti collezioni internazionali, tra cui lo Stedelijk Museum di Amsterdam e il Museum of Contemporary Art di Chicago.
Piero Gilardi muore a Torino nel 2023. La sua opera rimane una delle esperienze più originali dell’arte italiana contemporanea: un percorso che attraversa Arte Povera, ecologia, tecnologia, partecipazione e impegno civile, superando costantemente il confine tra arte e vita.
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