Firenze e la rottura con la tradizione
Paolo Masi nasce a Firenze l’11 maggio 1933. Crescere in una città segnata dalla grande tradizione rinascimentale significa confrontarsi fin da subito con un’eredità artistica fortissima. Masi sceglie però una strada di ricerca autonoma, orientata alla sperimentazione e alla liberazione dai linguaggi accademici.
Fin dagli anni Cinquanta partecipa al clima di rinnovamento che attraversa Firenze, avvicinandosi all’Informale, all’Astrattismo Concreto e alle nuove esperienze di ricerca visiva.
La Galleria Numero e gli esordi
Nel 1959 espone le prime opere alla Galleria Numero di Fiamma Vigo, uno degli spazi più avanzati dell’avanguardia fiorentina. Nel 1960 tiene la prima mostra personale alla Strozzina di Palazzo Strozzi.
In questi anni la sua pittura si allontana progressivamente dalla rappresentazione, concentrandosi sulla superficie, sulla materia e sul rapporto tra gesto e struttura.
Centro F/Uno e ricerca analitica
Tra il 1967 e il 1970 partecipa al Centro F/Uno, insieme a L. Baldi, A. Lecci e Maurizio Nannucci. Il gruppo sviluppa una ricerca legata alla cromoplasticità segnaletica, indagando il colore, il segno e la percezione come elementi fondamentali del linguaggio visivo.
Negli anni successivi Masi si avvicina alle esperienze della Pittura Analitica, ma mantiene sempre una posizione indipendente. Il suo lavoro non aderisce mai rigidamente a una corrente, ma si concentra sul processo, sulla struttura dei materiali e sull’esperienza dello sguardo.
New York, i cartoni e le tessiture
Nel 1974 soggiorna a New York, dove rivolge la propria attenzione agli elementi più ordinari dello spazio urbano, come tombini, muri e pavimenti. Li registra attraverso Polaroid e frottage, trasformando le superfici della città in tracce visive.
Nello stesso periodo inizia a lavorare con i cartoni da imballaggio, materiale povero e industriale che diventerà uno dei nuclei più riconoscibili della sua ricerca. Il cartone ondulato non è più semplice supporto, ma struttura visiva da rivelare. Attraverso adesivi, acrilici e interventi pittorici, Masi porta in superficie la natura interna del materiale.
Parallelamente sviluppa le Tessiture, tele grezze cucite che mettono in relazione pittura, gesto artigianale e struttura fisica della superficie.
Zona e gli spazi indipendenti
Sempre nel 1974 fonda a Firenze, insieme a Maurizio Nannucci e Mario Mariotti, lo spazio indipendente Zona, luogo no profit dedicato alla sperimentazione artistica e al confronto internazionale.
L’esperienza di Zona rappresenta un momento fondamentale per l’avanguardia fiorentina, confermando l’interesse di Masi per una pratica artistica aperta, collettiva e non subordinata alle logiche del mercato.
Biennale, Quadriennale e riconoscimento istituzionale
Nel 1978 partecipa alla Biennale di Venezia, portando la propria ricerca sui materiali e sulla superficie nel contesto internazionale dell’arte contemporanea.
Negli anni successivi espone in importanti istituzioni europee, tra cui il Frankfurter Kunstverein, la Wiener Secession e il Centre Georges Pompidou di Parigi. Nel 1986 partecipa alla XI Quadriennale Nazionale d’Arte di Roma.
Trasparenze e installazioni ambientali
A partire dagli anni Duemila sviluppa la serie delle Trasparenze, lavori in plexiglas dipinti con acrilico spray che ampliano la ricerca sul colore, sulla luce e sulla percezione dello spazio.
Le sue installazioni dialogano spesso con architetture storiche e spazi pubblici, come nel caso di Riflessioni Riflesse, presentata nel chiostro della Basilica di Sant’Ambrogio a Milano, nel Cortile dell’Archiginnasio di Bologna e in Piazza San Fedele a Milano.
La responsabilità dello sguardo
Nel 2013 la monografia Paolo Masi. La responsabilità dell’occhio, curata da Flaminio Gualdoni, sintetizza il nucleo della sua ricerca: guardare non è un gesto passivo, ma un atto consapevole. L’occhio ha la responsabilità di riconoscere le strutture nascoste delle cose, anche nei materiali più semplici e quotidiani.
Nel 2018 il Museo MAGA di Gallarate gli dedica la grande mostra Doppio Spazio, mentre Le Murate di Firenze ospita Paolo Masi Qui, con opere monumentali site-specific.
Paolo Masi muore a Firenze il 6 maggio 2026, lasciando una ricerca rigorosa e silenziosa, capace di trasformare cartone, luce, colore e superficie in strumenti di conoscenza.