Formazione all’Accademia di Belle Arti e gli esordi (1963-1988)
Paolo Canevari nasce a Roma nel 1963 e cresce in una famiglia di artisti che da generazioni lavora tra architettura, mosaico e scultura monumentale. Studia all’Accademia di Belle Arti di Roma, dove acquisisce una solida formazione nel disegno e nella progettazione spaziale, elementi che resteranno centrali in tutta la sua produzione.
Nel 1988 partecipa alla sua prima mostra collettiva presso lo Studio Stefania Miscetti di Roma.
New York e l’incontro con Nam June Paik (1989-1991)
Nel 1989 si trasferisce a New York, desideroso di confrontarsi con una scena artistica più aperta rispetto a quella italiana dell’epoca. Lavora come assistente di Nam June Paik, pioniere della Video Art, e collabora anche con il pittore Robert Yarber.
Nello stesso anno realizza la sua prima mostra personale negli Stati Uniti. Seguono esposizioni che lo introducono rapidamente nel panorama internazionale, tra cui Being Here. Nine Perspectives in New Italian Art a Los Angeles.
Gli pneumatici e la gomma come linguaggio artistico
Nei primi anni Novanta individua il materiale che diventerà il simbolo della sua ricerca: la gomma degli pneumatici.
Camere d’aria, copertoni, bitume e olio motore vengono trasformati in opere che riflettono sui temi della memoria, della guerra, del viaggio, del consumo e della crisi della società contemporanea. Attraverso questi materiali costruisce simboli della tradizione italiana – come il Colosseo o la Lupa Capitolina – sostituendo il marmo con una materia fragile, industriale e destinata al deterioramento.
Le opere sulla memoria e il peso della storia
Tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila realizza alcune delle opere più significative della propria carriera.
Nel 1999 presenta Last Breath, installazione in cui camere d’aria sgonfie diventano corone funebri nel Cimitero Acattolico di Roma.
Nel 2002, con Colosso, sostiene sulle proprie spalle un Colosseo in gomma durante una lunga performance alla Galleria Christian Stein di Milano, trasformandosi metaforicamente in una cariatide che porta il peso della storia italiana.
Nello stesso periodo realizza anche il celebre Burning Colosseum, in cui il monumento romano viene consumato dalle fiamme come simbolo di trasformazione e rinascita.
Il riconoscimento internazionale
Dal 2004 la sua carriera assume una dimensione sempre più internazionale.
Espone al PS1 Contemporary Art Center del MoMA di New York con la personale Benvenuti a Oz, mentre nel 2007 partecipa alla 52ª Biennale di Venezia con il video Bouncing Skull, opera che entrerà l’anno successivo nella collezione permanente del Museum of Modern Art di New York.
Sempre nel 2007 il MACRO di Roma gli dedica un’importante mostra personale.
Incisione, retrospettive e nuove ricerche
Nel 2008 presenta Decalogo all’Istituto Centrale per la Grafica di Roma, sviluppando una ricerca sull’incisione e sulla superficie riflettente.
Nel 2010 Germano Celant cura la retrospettiva Nobody Knows al Centro Pecci di Prato, mentre la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma ospita la mostra Odi et Amo, che sintetizza il rapporto ambivalente dell’artista con la tradizione italiana.
I Monumenti della Memoria
Dal 2011 Canevari inaugura una nuova fase della propria ricerca con la serie Monumenti della Memoria.
Abbandona progressivamente la gomma come materiale principale per concentrarsi su installazioni essenziali, teche vuote, vetri e sculture minimali che riflettono sul concetto di assenza. L’opera non mostra più ciò che contiene, ma invita lo spettatore a evocarlo attraverso la memoria.
È in questi anni che definisce la propria poetica con l’espressione “Minimalismo Barocco”, sintesi tra rigore formale e ricchezza simbolica.
Il Minimalismo Barocco
La ricerca di Paolo Canevari nasce dall’incontro tra due mondi apparentemente opposti.
Da una parte il minimalismo, con forme essenziali e materiali quotidiani; dall’altra la tradizione monumentale italiana, il Barocco romano e la memoria storica. Le sue opere utilizzano oggetti semplici e riconoscibili per affrontare temi universali come la guerra, la religione, il potere, la distruzione e la rinascita.
Per Canevari la distruzione non rappresenta una fine, ma un processo creativo attraverso cui l’opera continua a trasformarsi.
Le collezioni internazionali e l’attività recente
Le opere di Paolo Canevari fanno parte delle collezioni permanenti del Museum of Modern Art di New York, del MAXXI, della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma e di numerose istituzioni internazionali.
Oggi vive e lavora a Roma, continuando una ricerca che mette in dialogo memoria storica, simboli collettivi e linguaggi contemporanei. Attraverso materiali industriali, installazioni, video e scultura, la sua opera riflette sul rapporto tra passato e presente, trasformando il peso della tradizione in una continua possibilità di rinnovamento.