L’Accademia di Bologna e la tradizione del disegno
Omar Galliani studia all’Accademia di Belle Arti di Bologna, dove si diploma con Concetto Pozzati. Da questa formazione eredita uno sguardo aperto sulla storia dell’arte come materia viva, non come repertorio da citare. La sua attenzione si concentra presto sul disegno dei grandi maestri del Rinascimento italiano, da Leonardo a Raffaello, da Correggio a Parmigianino, fino a fare della grafite il centro della propria ricerca.
1978-1979: i primi riconoscimenti
Nel 1978 Enrico Crispolti inserisce il suo lavoro nel Premio Michetti con l’installazione Ritratto di dama con unicorno, opera che rivela già il dialogo tra tradizione figurativa e sensibilità contemporanea. Nel 1979 Luciano Francalanci lo invita alla Prima Triennale Internazionale del Disegno alla Kunsthalle di Norimberga, dove riceve il Premio Faber-Castell. Nello stesso anno Demetrio Paparoni gli propone l’installazione site-specific La dea levò la fronte alla Fonte Aretusa e al Museo Archeologico di Siracusa.
1979-1984: Nuova Immagine, Magico Primario e Anacronismo
Tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta Galliani partecipa alle principali rassegne dedicate al ritorno della figurazione in Italia. Espone in mostre come Le Alternative del Nuovo, Il nuovo contesto, Nuova immagine e Magico primario. Nel 1982 aderisce all’Anacronismo, movimento che rilegge la tradizione figurativa italiana come spazio fuori dal tempo, capace di dialogare con il presente senza nostalgia.
1982-1986: Biennali e circuito internazionale
Tra il 1982 e il 1986 partecipa a tre edizioni della Biennale di Venezia, consolidando la propria posizione nella scena artistica italiana. Espone inoltre alla Biennale di Parigi, alla Biennale di San Paolo, a quella di Tokyo e alla Biennale di Bradford. Negli stessi anni il suo lavoro entra nel circuito internazionale, con mostre in Germania, Austria, Inghilterra, Stati Uniti, Portogallo e Ungheria.
La grafite, lo spolvero e lo sfumato
La tecnica più riconoscibile di Galliani è il disegno monumentale a grafite, spesso arricchito dal rosso sanguigna. L’artista recupera procedimenti antichi come lo spolvero, usato nel Rinascimento per trasferire i disegni preparatori, e li porta dentro una pratica contemporanea. Le sue figure emergono attraverso chiaroscuri morbidi e sfumature che richiamano Leonardo, creando una sorta di nebbia visiva in cui il corpo appare e scompare.
Il femminile come apparizione
Il soggetto centrale della sua opera è spesso il corpo femminile. Non si tratta di ritratti psicologici, ma di presenze sospese, figure archetipiche che sembrano appartenere insieme al mito, alla storia dell’arte e al presente. Volti, capelli, dettagli anatomici e corpi diventano simboli poetici, costruiti attraverso un segno minuzioso e insieme evanescente.
1998-2005: New York, Cina e Leonardo
Nel 1998 la New York University gli dedica una mostra personale. Nel 2000 espone in Cina con Aurea al Museum of the Central Academy of Fine Art di Pechino, avviando un rapporto profondo con la cultura orientale. Nel 2003 vince il primo premio alla Prima Biennale di Pechino ex aequo con Georg Baselitz. Nel 2005, nell’ambito della mostra Grande Disegno Italiano, una sua opera viene messa a confronto con il disegno preparatorio di Leonardo da Vinci per il volto dell’angelo della Vergine delle Rocce.
2007-2018: Venezia, gli Uffizi e il Corridoio Vasariano
Nel 2007 presenta Tra Oriente e Occidente alla Fondazione Querini Stampalia di Venezia, evento collaterale della Biennale. Nel 2008 la Galleria degli Uffizi acquisisce il trittico Notturno per le proprie collezioni permanenti. Nel 2017 il direttore Eike Schmidt gli commissiona un autoritratto per la collezione del Corridoio Vasariano, presentato ufficialmente nel 2018.
Brera, il documentario e gli ultimi progetti
Per molti anni Galliani insegna pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera, trasmettendo il valore del disegno come fondamento del pensiero visivo. Nel 2019 esce il documentario A matita? Omar Galliani, diretto da Fulvio Wetzl. Nel 2021 Tornabuoni Art presenta la mostra Baci Rubati/Covid 19, in cui l’artista rilegge il tema del contatto e della distanza attraverso la delicatezza della grafite.
Omar Galliani vive e lavora a Montecchio Emilia, la città in cui è nato e alla quale è rimasto fedele. La sua opera continua a unire tradizione rinascimentale, visione contemporanea e una profonda fiducia nel disegno come linguaggio essenziale. Come afferma lui stesso, il disegno è il respiro del dipinto.