La formazione: la bottega del padre e la nascita dello sguardo
Nato a Biella il 25 giugno 1933, Michelangelo Pistoletto si trasferisce a Torino all’età di un anno. Il padre, Ettore Olivero Pistoletto, è pittore e restauratore, e il suo laboratorio diventa la prima scuola dell’artista. Qui impara a conoscere la materia pittorica, le superfici e il rapporto tra tempo e immagine, mentre le visite alla Galleria Sabauda alimentano la sua conoscenza della grande tradizione artistica.
Dal 1947 lavora come apprendista nello studio paterno. Successivamente frequenta la scuola di grafica pubblicitaria diretta da Armando Testa, esperienza che gli trasmette una forte attenzione alla comunicazione visiva e alla costruzione dell’immagine.
Gli autoritratti e la ricerca sul riflesso
Nel 1955 espone il suo primo autoritratto al Circolo degli Artisti di Torino. Negli anni successivi concentra la propria ricerca sul rapporto tra figura e spazio, sperimentando fondi metallici e superfici riflettenti.
Il Premio San Fedele del 1958 rappresenta il primo importante riconoscimento. Nel 1960 tiene la prima mostra personale alla Galleria Galatea di Torino e realizza autoritratti a grandezza naturale su fondi in oro, argento e rame. Nel 1961 nasce la serie Il Presente, nella quale la superficie riflettente coinvolge per la prima volta chi osserva.
I Quadri Specchianti
Nel 1962 presenta i primi Quadri Specchianti, opere che segnano una svolta nella storia dell’arte contemporanea. Figure serigrafate su acciaio inox lucidato a specchio convivono con il riflesso dell’ambiente e dello spettatore, trasformando l’opera in un’immagine in continuo mutamento.
Per la prima volta chi guarda non è esterno all’opera, ma ne diventa parte integrante, modificandola con la propria presenza.
Dai Plexiglass agli Oggetti in Meno
Nel 1964 realizza i Plexiglass, opere trasparenti che ampliano nello spazio tridimensionale la riflessione iniziata con i Quadri Specchianti.
Tra il 1965 e il 1966 sviluppa gli Oggetti in Meno, serie di lavori volutamente diversi tra loro, privi di uno stile riconoscibile. Attraverso questa scelta rifiuta l’idea dell’artista come produttore di un linguaggio ripetibile e contribuisce alla nascita dell’Arte Povera, movimento che Germano Celant definirà ufficialmente nel 1967.
La Venere degli Stracci
Nel 1967 realizza la Venere degli Stracci, una delle immagini simbolo dell’arte del Novecento. La copia di una Venere classica è posta davanti a un cumulo di abiti usati, creando un dialogo tra la bellezza ideale della tradizione e gli oggetti del consumo quotidiano.
L’opera affronta temi come il rapporto tra passato e presente, permanenza e trasformazione, cultura alta e realtà contemporanea, diventando una delle icone dell’Arte Povera.
Lo Zoo e l’arte fuori dai musei
Tra il 1967 e il 1972 fonda Lo Zoo, collettivo multidisciplinare che porta performance e azioni artistiche nelle piazze, nelle strade e negli spazi pubblici.
L’arte esce definitivamente dalle gallerie per entrare nella vita quotidiana, coinvolgendo direttamente le persone attraverso teatro, musica e azione performativa.
Le Stanze e la ricerca sul tempo
Tra il 1975 e il 1976 realizza il ciclo Le Stanze presso la Galleria Christian Stein di Torino: dodici mostre consecutive che trasformano l’esposizione in un processo continuo anziché in un evento concluso.
Negli anni successivi consolida il proprio riconoscimento internazionale con mostre in Europa e negli Stati Uniti e sviluppa nuove serie, tra cui i Volumi Scuri, dedicate alla presenza fisica della forma nello spazio.
Cittadellarte e il Progetto Arte
Alla fine degli anni Ottanta torna a Biella e acquista un antico lanificio industriale.
Nel 1994 pubblica il manifesto Progetto Arte, sostenendo che l’arte debba assumere un ruolo attivo nella trasformazione della società.
Nel 1998 inaugura Cittadellarte – Fondazione Pistoletto, un laboratorio internazionale dedicato all’incontro tra arte, educazione, economia, politica, architettura, ecologia e innovazione sociale. Da quel momento gran parte della sua attività si concentra sul dialogo tra pratica artistica e responsabilità civile.
Il Terzo Paradiso
Nel 2003 introduce il simbolo del Terzo Paradiso, una reinterpretazione del segno dell’infinito composta da tre cerchi.
I due estremi rappresentano il mondo naturale e quello artificiale; il cerchio centrale indica il possibile equilibrio tra i due. Il Terzo Paradiso diventa il fulcro della sua ricerca più recente e viene realizzato in installazioni, performance e interventi pubblici in tutto il mondo.
Riconoscimenti internazionali
Nel corso della carriera Pistoletto partecipa più volte alla Biennale di Venezia e alle principali rassegne internazionali.
Riceve il Leone d’Oro alla Carriera alla Biennale di Venezia nel 2003, la laurea honoris causa in Scienze Politiche dell’Università di Torino, il Wolf Foundation Prize in Arts e il Praemium Imperiale della Japan Art Association. Il Louvre, il Castello di Rivoli e numerosi musei internazionali gli dedicano importanti retrospettive.
Oggi vive e lavora tra Torino e Biella, continuando a sviluppare progetti artistici, educativi e sociali attraverso Cittadellarte. La sua opera mantiene al centro un’idea rimasta costante per oltre sessant’anni: l’arte non è soltanto ciò che si osserva, ma ciò che accade tra l’opera, chi la guarda e il mondo che entrambi condividono.