Maurizio Cattelan

IL RIPETENTE
1989
Ferro, legno, neon
cm 188 × 40 × 60

Il Buffone di Corte del Mondo dell'Arte

Maurizio Cattelan nasce nel 1960 a Padova, in una famiglia di origini operaie, lontana dai circuiti dell'arte e della cultura accademica. Autodidatta, dopo aver svolto numerosi mestieri – dal falegname all'infermiere – entra nel mondo dell'arte senza seguire percorsi tradizionali, trasformando l'ironia, la provocazione e il paradosso nel proprio linguaggio distintivo.

Attraverso sculture, installazioni e performance, Cattelan mette in discussione il potere, la religione, il mercato dell'arte e i simboli della società contemporanea. Opere come La Nona Ora, Him, L.O.V.E. e Comedian lo hanno reso uno degli artisti italiani più influenti e discussi a livello internazionale, capace di trasformare la provocazione in uno strumento di riflessione critica.

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I lavori: giardiniere, postino, infermiere, antennista

Prima di fare l’artista, Maurizio Cattelan fa quasi tutto il resto. Non frequenta accademie d’arte e si forma da autodidatta, osservando il mondo più che studiando la sua storia.

Da adolescente si appassiona alla radiotecnica, impara a smontare e rimontare vecchie radio e televisori, acquisendo una manualità tecnica che tornerà utile nelle prime sculture. Si iscrive a un istituto tecnico industriale, una scuola di mestieri più che di arte.

Per rendersi indipendente lavora come giardiniere, cameriere, antennista e portalettere. Frequenta poi un corso per infermiere e viene assunto in ospedale, entrando in contatto con il corpo umano nella sua condizione più fragile. Negli anni Ottanta, a Forlì, lavora anche disegnando e producendo mobili in legno: il falegname come pre-artista, la materia come primo terreno di pratica.

Come ricorda la Galleria Massimo De Carlo, Cattelan è un artista autodidatta che ha lavorato come falegname prima di intraprendere la carriera artistica nel 1989.

Tra il 1982 e il 1985, ancora a Padova, fa parte di Magnetica Attrattive, gruppo con cui sperimenta l’uso del video e l’elaborazione di immagini. È il primo contatto con una pratica artistica consapevole, ancora lontana però dai circuiti che contano.

1986: la Z di Zorro su Fontana

Il primo lavoro riconoscibile come opera d’arte risale al 1986 e porta il titolo Senza titolo. È una sorta di rilettura dei tagli di Lucio Fontana, con gli squarci disposti a formare una Z, come quella di Zorro.

Fontana aveva tagliato la tela per aprirla verso lo spazio e l’infinito. Cattelan riprende quel gesto, ma lo trasforma in un segno popolare, quasi da fumetto. La storia dell’arte diventa materiale da usare, da rovesciare, da profanare con intelligenza.

Treccani considera quest’opera una sorta di manifesto del suo lavoro: il gesto sacro dell’avanguardia viene trasformato in ironia, in sfida, in cultura di massa.

1989: Lessico Familiare

Nel 1989 Cattelan realizza la sua prima opera fotografica, Lessico Familiare, titolo preso dal romanzo di Natalia Ginzburg.

L’artista si ritrae a torso nudo mentre disegna un cuore con le mani all’altezza del petto. L’immagine viene inserita in una cornice argentata, che lui stesso racconta di aver rubato a casa della fidanzata di allora.

La cornice, simbolo dell’interno borghese, accoglie un’immagine che non ha nulla di borghese. È già una dichiarazione di metodo: Cattelan entra nel sistema dell’arte lateralmente, senza chiedere permesso, con la consapevolezza di chi sa di non essere davvero invitato.

1991: Stadium e il debutto ufficiale

Il debutto espositivo ufficiale avviene nel 1991 alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna con Stadium.

L’opera è un lunghissimo tavolo da calcetto con undici giocatori senegalesi da una parte e undici calciatori bianchi delle riserve del Cesena dall’altra. Il calcio diventa metafora sociale: il razzismo, la competizione, la disparità e la politica si concentrano in un oggetto ludico e popolare.

Nello stesso anno Cattelan si imbuca ad Arte Fiera con uno Stand Abusivo, vendendo gadget di una squadra immaginaria chiamata A.C. Forniture Sud. Non ha uno stand regolare, ma riesce comunque a entrare nel sistema, occupandolo dall’interno.

1993: Lavorare è un brutto mestiere

Nel 1993, invitato a esporre alla Galleria de’ Foscherari di Bologna, Cattelan non realizza un’opera: affitta lo spazio a una compagnia pubblicitaria.

Il titolo, Lavorare è un brutto mestiere, è una battuta che nasconde una critica precisa. La galleria d’arte viene mostrata per ciò che è anche commercialmente: uno spazio di mercato. L’arte contemporanea si vende come qualsiasi altro prodotto e Cattelan porta questa verità in primo piano, senza fingere il contrario.

In quegli anni realizza anche una delle sue azioni più note: attacca al muro con il nastro adesivo il gallerista Massimo De Carlo. Il mercante diventa opera, il rapporto tra artista e sistema dell’arte viene trasformato in immagine fisica.

1995: Errotin, le vrai Lapin

Nel 1995, per l’inaugurazione della galleria di Emmanuel Perrotin, Cattelan convince il gallerista francese a indossare un gigantesco costume da coniglio rosa a forma fallica.

L’opera, Errotin, le vrai Lapin, gioca con il nome del gallerista e con la parola francese lapin. Ma non è solo una provocazione: è una riflessione sul potere dell’artista sul proprio mercante, sulla complicità del sistema e sulla trasformazione delle persone in personaggi.

1996: Another Fucking Readymade e Bidibidobidiboo

Nel 1996, per una mostra al de Appel Arts Center di Amsterdam, Cattelan realizza Another Fucking Readymaderubando l’intero contenuto della mostra di un altro artista e presentandolo come proprio. La polizia interviene e minaccia l’arresto prima che l’opera venga restituita.

Il gesto porta all’estremo il ready-made duchampiano: se l’arte contemporanea nasce anche dall’appropriazione, cosa accade quando l’appropriazione diventa furto letterale?

Nello stesso anno realizza Bidibidobidiboo, uno scoiattolo imbalsamato seduto in una cucina in miniatura, apparentemente suicida, con una piccola pistola accanto. È una delle immagini più esemplari del suo linguaggio: prima fa sorridere, poi disturba, infine lascia emergere qualcosa di profondamente tragico.

1997: Novecento

Nel 1997, alla Biennale di Venezia, Cattelan presenta Novecento, un cavallo imbalsamato sospeso a testa in giù dal soffitto.

Il cavallo, simbolo storico di potere, eroismo e progresso, viene capovolto e reso immobile. Non galoppa, non combatte, non sostiene più nessun condottiero: è il secolo stesso che sembra pendere dal soffitto, svuotato della propria retorica.

1999: La Nona Ora

Nel 1999, alla Kunsthalle Basel e poi alla Royal Academy di Londra, Cattelan presenta La Nona Ora, una delle opere più celebri e discusse della sua carriera.

Papa Giovanni Paolo II è raffigurato in cera, a grandezza naturale, abbattuto a terra da un meteorite. La precisione iperrealista della figura rende la scena ancora più perturbante: il pontefice appare vivo, appena colpito, schiacciato da una forza che non controlla.

L’opera non offre un solo significato. Può essere letta come riflessione sul potere, sulla fede, sulla fragilità dell’autorità o sull’imprevedibilità del destino. Quando viene esposta a Varsavia, due parlamentari polacchi la raddrizzano di forza, rivendicando la dignità del Papa. Cattelan non commenta: il silenzio diventa parte dell’opera.

2001: Him e Hollywood

Nel 2001 Cattelan realizza Him, una piccola scultura in cera che raffigura Adolf Hitler in ginocchio, apparentemente in preghiera.

Il visitatore vede inizialmente la figura di un bambino inginocchiato e solo avvicinandosi riconosce Hitler. L’opera mette in crisi il rapporto tra colpa, perdono, male e rappresentazione, diventando una delle sue immagini più scomode e potenti.

Nello stesso anno, come evento collaterale alla Biennale di Venezia, installa la scritta HOLLYWOOD sul più grande deposito di rifiuti di Palermo: il sogno americano trasformato in immagine sopra una montagna di immondizia.

2004: i bambini impiccati di Milano

Nel 2004, in Piazza XXIV Maggio a Milano, tre manichini di bambini in uniforme scolastica vengono appesi ai rami di una quercia.

L’opera, senza titolo, provoca reazioni immediate e violente. Il pubblico si trova davanti a un’immagine che sembra un crimine prima ancora di essere riconosciuta come arte. Cattelan costringe così lo spettatore a interrogarsi sui limiti della rappresentazione, sull’etica dello shock e sulla capacità dell’arte di produrre disagio reale.

2010: L.O.V.E.

Nel 2010 viene installata in Piazza degli Affari a Milano, davanti alla sede della Borsa Italiana, la scultura monumentale L.O.V.E.

Una mano in marmo bianco, con tutte le dita mozzate tranne il medio, si erge davanti al Palazzo Mezzanotte, edificio costruito durante il fascismo. L’opera è insieme gesto contro il potere finanziario e contro l’eredità simbolica del fascismo.

Nonostante le polemiche, la scultura resta al suo posto, diventando una delle immagini pubbliche più riconoscibili dell’arte contemporanea italiana.

2011: All al Guggenheim

Dal novembre 2011 al gennaio 2012 il Solomon R. Guggenheim Museum di New York dedica a Cattelan la retrospettiva All.

L’allestimento è radicale: invece di distribuire le opere lungo la rampa del museo, Cattelan le sospende tutte insieme dal lucernario centrale, facendole precipitare visivamente nel vuoto della spirale di Frank Lloyd Wright.

L’artista presenta la mostra come il proprio ritiro dall’arte. Più che una retrospettiva, All appare come un inventario, un funerale, un commiato teatrale dall’intera carriera.

2019: Comedian

Nel 2019, ad Art Basel Miami Beach, Cattelan presenta Comedian: una banana fresca attaccata al muro con nastro adesivo grigio.

L’opera porta il ready-made al limite estremo. Non si acquista la banana, destinata a marcire e a essere sostituita, ma l’idea certificata dell’opera.

Nel 2024 una delle edizioni viene venduta da Sotheby’s per 6,2 milioni di dollari, trasformando Comedian in un nuovo caso mondiale sul rapporto tra arte, mercato, valore e provocazione.

2025: Seasons e Beware of Yourself

Nel 2025 Cattelan presenta a Bergamo la mostra diffusa Seasons, costruita attorno a quattro sculture con l’aquila come simbolo guida.

Nello stesso anno pubblica Beware of Yourself, un testo autobiografico il cui titolo sembra riassumere perfettamente la sua posizione: diffidare di sé stessi, dell’identità, dell’immagine pubblica e del personaggio che il mondo dell’arte costruisce attorno all’artista.

Il buffone di corte

Maurizio Cattelan è stato spesso definito il buffone di corte del mondo dell’arte, una formula che lui stesso ha accolto e trasformato in parte della propria identità.

Il buffone è colui che può dire la verità al potere perché la dice ridendo. Cattelan agisce nello stesso modo: usa l’ironia, il paradosso e lo scandalo per colpire le strutture più solide della società contemporanea — religione, politica, mercato, morte, fama, colpa.

Non si presenta come artista romantico, ma come lavoratore dell’arte. E proprio da questa distanza disincantata nasce la forza del suo linguaggio: trasformare la provocazione in un dispositivo critico, capace di far ridere, irritare e pensare nello stesso momento.



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