Le origini
Matteo Attruia nasce il 25 luglio 1973 a Sacile, in provincia di Pordenone. Cresce in una famiglia dove l’arte è parte della quotidianità: il padre, pittore, gli trasmette fin da bambino la familiarità con lo studio, i materiali e il processo creativo. Questa esperienza alimenta una vocazione precoce, che lo porta a maturare fin da giovanissimo la consapevolezza di voler dedicare la propria vita all’arte.
Formazione e prime esperienze
Prima di intraprendere definitivamente il percorso artistico consegue una laurea in Scienze Politiche con indirizzo storico-culturale e lavora nel settore del design aziendale. Entrambe le esperienze influenzano profondamente il suo linguaggio: da una parte sviluppa uno sguardo critico verso i sistemi sociali e culturali, dall’altra acquisisce una particolare attenzione ai processi della comunicazione visiva e alla forza sintetica del messaggio.
Un linguaggio multidisciplinare
La ricerca di Attruia attraversa numerosi mezzi espressivi, dalla fotografia al video, dalla scrittura alla pittura, fino alle installazioni, agli oggetti trovati e alle opere al neon. Il suo interesse non è rivolto al medium in sé, ma alla capacità dell’opera di generare nuove domande e interrompere le convenzioni percettive. Ironia, ambiguità e paradosso diventano gli strumenti principali attraverso cui costruisce un dialogo diretto con lo spettatore.
Le principali mostre
Nel corso della carriera espone in numerose gallerie e istituzioni italiane e internazionali, tra cui Galleria Ugo Ferranti di Roma, Galleria Massimodeluca di Mestre, Gilda Lavia di Roma, LipanjePuntin ArteContemporanea di Trieste, oltre a sedi espositive a Berlino, Parigi, Varsavia, Londra e Nova Gorica.
Tra i progetti più significativi figurano Courtesy the Artist, Employee of the Month, Sold Out e Autogrill, lavori che riflettono sui meccanismi del sistema dell’arte, sul valore dell’autorialità e sul rapporto tra opera, mercato e pubblico.
Nel 2018 entra inoltre a far parte della celebre Illy Art Collection, confermando il riconoscimento internazionale della sua ricerca.
Il paradosso come metodo
La ricerca di Matteo Attruia nasce dall’idea che l’opera d’arte debba generare uno scarto rispetto alla percezione abituale della realtà. Attraverso piccoli slittamenti di significato, giochi linguistici e cortocircuiti concettuali, l’artista costruisce opere capaci di mettere in discussione ciò che normalmente viene dato per scontato.
Linguaggio e comunicazione
Le parole occupano un ruolo centrale nella sua produzione. Frasi, insegne luminose, targhe e scritte diventano strumenti attraverso cui il linguaggio viene sottratto alla sua funzione informativa per trasformarsi in materia visiva e filosofica. Particolarmente riconoscibili sono le opere al neon, realizzate utilizzando la sua grafia personale, che conferisce ai testi una dimensione intima e immediatamente riconoscibile.
Ironia e critica del sistema dell’arte
Attruia affronta con leggerezza apparente temi complessi come l’autorialità, il mercato dell’arte, il collezionismo e il valore economico dell’opera. Progetti come Courtesy the Artist o Employee of the Month trasformano le dinamiche del sistema artistico in veri e propri dispositivi concettuali, invitando il pubblico a riflettere sui meccanismi che regolano produzione, distribuzione e legittimazione dell’arte contemporanea.
Un’arte accessibile
Pur sviluppando una ricerca fortemente concettuale, Matteo Attruia rivendica un approccio dichiaratamente anti-elitario. Le sue opere utilizzano oggetti comuni, situazioni quotidiane e un linguaggio diretto per creare un’immediata vicinanza con lo spettatore. Dietro l’apparente semplicità si nasconde però una riflessione profonda sulla società contemporanea, capace di trasformare il dubbio, l’ironia e l’ambiguità in strumenti di conoscenza.