Il percorso: dall’Iowa al mondo
Martha Cooper cresce con la macchina fotografica sempre a portata di mano e una curiosità che la porta presto oltre i confini del proprio ambiente. Completa il liceo a sedici anni e a diciannove consegue una laurea in arte al Grinnell College, in Iowa.
Successivamente entra nel Peace Corps e parte per la Thailandia, dove insegna inglese per due anni. Terminato il servizio, invece di rientrare negli Stati Uniti, acquista una motocicletta e attraversa in solitaria il tragitto da Bangkok a Londra. Arrivata in Europa, si ferma a Oxford, dove ottiene un diploma in antropologia: una disciplina che segnerà profondamente il suo modo di osservare le culture e le comunità.
Il Giappone e i tatuaggi
Prima di trasferirsi a New York, Cooper trascorre un periodo a Tokyo negli anni Settanta, dove frequenta gli studi dei tatuatori tradizionali giapponesi. Con pazienza e discrezione riesce ad accedere a un mondo rituale e difficilmente penetrabile, documentando una pratica ancora poco conosciuta in Occidente.
Le fotografie realizzate in quel periodo saranno pubblicate molti anni dopo nel volume Tokyo Tattoo 1970, riconosciuto come una testimonianza preziosa della cultura del tatuaggio giapponese.
New York e la scoperta della cultura urbana
Nel 1977 Martha Cooper si trasferisce a New York e lavora come fotografa di staff per il New York Post. La città attraversa una fase di profonda crisi economica e sociale, ma proprio in quel contesto Cooper trova il centro della propria ricerca.
Fuori dagli incarichi giornalistici, inizia a fotografare i bambini di Alphabet City e il loro modo di trasformare edifici abbandonati, lotti vuoti e strade degradate in spazi di gioco e invenzione. Attraverso uno di questi bambini entra per la prima volta in contatto con il mondo dei graffiti.
L’incontro con Dondi
L’incontro decisivo è con Dondi, uno dei writer più importanti della scena newyorkese. È lui a permetterle di accompagnarlo di notte nei depositi della metropolitana, aprendole le porte di un universo fino ad allora invisibile.
Cooper comprende rapidamente che ciò che sta osservando non è semplice vandalismo, ma una forma d’arte effimera, rischiosa e profondamente legata all’identità dei giovani writer. Da quel momento decide di documentarla con continuità.
Fotografare i treni
A differenza di Henry Chalfant, che sviluppa una documentazione frontale e sequenziale dei vagoni, Martha Cooper adotta un approccio più mobile e narrativo. Fotografa i treni dai tetti delle automobili, dai bordi dei binari, dai lotti vuoti, ma soprattutto documenta i writer mentre lavorano.
Il suo sguardo non si limita al risultato finale: racconta il processo, i corpi, l’attesa, il rischio e il contesto urbano in cui quell’arte prende forma.
Subway Art
Nel 1980 lascia il New York Post per dedicarsi completamente alla documentazione dei graffiti e della nascente cultura hip-hop. Nello stesso periodo incontra Henry Chalfant, con il quale avvia il progetto che porterà alla pubblicazione di Subway Art.
Il libro esce nel 1984 per Thames & Hudson e diventa rapidamente un riferimento mondiale. Le fotografie di Cooper e Chalfant contribuiscono a diffondere il linguaggio dei graffiti ben oltre New York, trasformando un fenomeno locale e clandestino in un immaginario globale.
Oltre i graffiti
Negli anni successivi Cooper continua a documentare culture urbane, comunità marginali e forme di creatività spontanea. Pubblica numerosi libri, tra cui Hip Hop Files, Street Play, We B*Girlz, New York State of Mind, Tag Town, Tokyo Tattoo 1970 e Spray Nation.
Parallelamente lavora a progetti in Belize, a Baltimora e a Soweto, mantenendo sempre uno sguardo antropologico fondato sull’ascolto, sull’attesa e sull’immersione nel contesto.
Archivio, mostre e riconoscimenti
Nel 2017 dona il proprio archivio all’Urban Nation Museum for Urban Contemporary Art di Berlino, dove nasce la Martha Cooper Library, uno spazio dedicato allo studio della street art e della cultura urbana.
Nel 2019 il documentario Martha: A Picture Story, diretto da Selina Miles, racconta la sua storia e il suo ruolo centrale nella memoria visiva dell’hip-hop e dei graffiti.
Le sue fotografie sono state esposte in numerose istituzioni internazionali, tra cui il Museum of the City of New York, il MOCA di Los Angeles, l’Urban Nation Museum di Berlino, il Pera Museum di Istanbul e la Biennale di Venezia. Nel 2020 l’Urban Nation Museum le dedica la grande retrospettiva Martha Cooper: Taking Pictures.
Una vita dietro la macchina fotografica
Martha Cooper vive ancora a Manhattan e continua a fotografare writer, festival di street art, superfici urbane e comunità creative in tutto il mondo. La macchina fotografica rimane per lei un’estensione naturale dello sguardo: uno strumento per osservare, aspettare e riconoscere il momento in cui una cultura invisibile diventa immagine.