SNARE
1995
Rame Wire Bronze
cm 96,5 × 76,2 × 20,3
Kiki Smith (1954) è una delle artiste più influenti dell’arte contemporanea americana. Attraverso scultura, disegno, incisione, fotografia, tessuti e installazioni, ha costruito una ricerca incentrata sul corpo umano, sulla sua vulnerabilità e sul rapporto profondo che lo lega alla natura, alla spiritualità e alla memoria.
Dagli organi anatomici degli anni Ottanta alle figure femminili, agli animali e alle immagini tratte dalle fiabe, Smith considera il corpo come un archivio vivente, capace di conservare le tracce della storia personale e collettiva. La sua opera attraversa temi come la nascita, la morte, la malattia, la trasformazione e il sacro, restituendo una visione intima e universale dell’esistenza.
Un’infanzia tra arte, spiritualità e lavoro manuale
Kiki Smith nasce il 18 gennaio 1954 a Norimberga, in Germania, con il nome di Catherine Smith. Il padre Tony Smith è uno dei più importanti scultori minimalisti americani, mentre la madre Jane Lawrence è attrice e cantante lirica. Il nonno materno era un intagliatore di altari, elemento che collega la sua storia familiare alla tradizione dell’artigianato sacro.
Nel 1955 la famiglia torna negli Stati Uniti e si stabilisce a South Orange, nel New Jersey. La casa degli Smith è frequentata da artisti e scrittori come Jackson Pollock, Barnett Newman, Mark Rothko e Tennessee Williams.
Da bambina Kiki aiuta il padre nella costruzione dei modelli in cartone delle sue sculture geometriche. Questa esperienza le permette di sviluppare una conoscenza diretta del volume, dello spazio e dei materiali, destinata a diventare centrale nella sua pratica artistica.
La formazione cattolica della famiglia influenza profondamente la sua visione del corpo, inteso non come forma ideale, ma come materia fragile, vulnerabile e capace di contenere una dimensione spirituale.
New York e la scena del Lower East Side
Nel 1976 si trasferisce a New York, dove frequenta brevemente la Hartford Art School prima di proseguire una formazione prevalentemente autodidatta.
Entra in contatto con la scena artistica del Lower East Side e con il collettivo Collaborative Projects, conosciuto come Colab. All’interno di questo ambiente sperimentale sviluppa le prime opere, i disegni anatomici e i libri d’artista, lavorando lontano dai circuiti più tradizionali delle gallerie.
In questi anni lavora anche come paramedico. Il contatto diretto con il corpo ferito e sofferente trasforma l’anatomia in un’esperienza concreta, influenzando profondamente il suo modo di rappresentare organi, fluidi e strutture interne.
Il corpo osservato dall’interno
Durante gli anni Ottanta Kiki Smith concentra la propria ricerca sull’anatomia umana. Mani, organi, sistemi nervosi e apparati interni diventano protagonisti di sculture realizzate in carta, cera, vetro, ceramica, bronzo e gesso.
L’opera non mostra il corpo nella sua superficie esterna, ma ciò che normalmente rimane nascosto. Materiali fragili e trasparenti restituiscono la precarietà dell’esistenza e la natura temporanea della materia vivente.
Tra i lavori più rappresentativi di questa fase si trova Digestive System del 1988, una ricostruzione in vetro dell’apparato digerente umano, sospesa nello spazio come una presenza anatomica e simbolica.
La crisi dell’AIDS e il corpo politico
La ricerca di Smith si sviluppa durante gli anni più drammatici dell’epidemia di AIDS, che colpisce profondamente la comunità artistica newyorkese.
Il corpo malato e vulnerabile diventa anche un corpo politico, segnato dalla discriminazione, dall’abbandono e dalla rimozione sociale. Le sue opere rendono visibile ciò che la cultura dominante tende a nascondere: la malattia, la morte, i fluidi corporei e la perdita di controllo.
Nei primi anni Novanta realizza opere come Pee Body e Tale, figure femminili che mostrano apertamente le funzioni e le trasformazioni del corpo. Attraverso queste immagini affronta temi legati alla femminilità, all’identità e alla rappresentazione culturale del corpo femminile.
Fiabe, animali e mitologia
Dalla metà degli anni Novanta la sua ricerca si amplia verso la natura, gli animali, le fiabe e la mitologia.
Lupi, cervi, uccelli e figure femminili entrano in un universo visivo in cui il confine tra essere umano e animale diventa sempre più sottile. Le fiabe vengono interpretate come narrazioni profonde, capaci di raccontare paure, trasformazioni e conflitti universali.
In opere come Born, la figura umana appare unita al corpo del lupo, evocando la nascita, la trasformazione e il rapporto arcaico tra l’essere umano e il mondo naturale.
Incisioni, tessuti e libri d’artista
Accanto alla scultura, Smith sviluppa una vasta produzione di disegni, incisioni, fotografie, libri d’artista e tessuti.
La stampa diventa uno dei campi più importanti della sua ricerca, permettendole di unire immagini anatomiche, figure simboliche e testi poetici. Nel 2005 riceve l’Athena Award della Rhode Island School of Design per il contributo offerto all’arte incisoria.
Arazzi, sete e tessuti introducono invece una dimensione domestica e artigianale, collegata alla memoria, alla tradizione femminile e alla veste intesa come seconda pelle.
Le grandi installazioni e l’arte pubblica
Nel 2005 presenta alla Biennale di Venezia l’installazione Homespun Tales, dedicata al rapporto tra narrazione domestica, memoria e mitologia.
Nel 2010 realizza una grande vetrata per il Museum at Eldridge Street di New York, creando una composizione di stelle, animali ed elementi naturali capace di dialogare con la storia spirituale dell’edificio.
Nel 2022 progetta una serie di mosaici monumentali per la stazione Grand Central Madison di New York. Le immagini di animali, figure cosmiche e forme naturali accompagnano quotidianamente milioni di viaggiatori, trasformando lo spazio ferroviario in un luogo di esperienza artistica pubblica.
Riconoscimenti e collezioni internazionali
Nel 2006 il Walker Art Center di Minneapolis organizza la grande retrospettiva Kiki Smith: A Gathering, 1980–2005. Nello stesso anno la rivista TIME la include tra le cento personalità più influenti al mondo.
Nel 2009 riceve la Edward MacDowell Medal, nel 2012 la U.S. State Department Medal of Arts e nel 2017 viene nominata Honorary Royal Academician dalla Royal Academy of Arts di Londra.
Le sue opere fanno parte delle collezioni dei più importanti musei internazionali. Kiki Smith continua a vivere e lavorare tra New York e la Hudson Valley, portando avanti una ricerca in cui corpo, natura e spiritualità rimangono elementi inseparabili.
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