JONONE

John Andrew Perello

TUNNEL VISION
2010
Acrilico e aerosol su tela
cm 130 × 130

Il Ragazzo di 156th Street che Conquistò Parigi

Jonone

John Andrew Perello nasce nel 1963 nel quartiere di Harlem, a New York, da una famiglia di origini dominicane. Cresce tra Harlem e Washington Heights, al 156 di Broadway, un indirizzo destinato a diventare parte della sua identità artistica e il nome del celebre collettivo 156 All Starz, fondato negli anni Ottanta.La sua infanzia si svolge in un contesto difficile, segnato dalle tensioni della vita di quartiere, ma proprio la strada diventa il luogo in cui prende forma la sua vocazione. L'arte non entra nella sua vita attraverso scuole o musei, bensì dalla musica e dal disegno, coltivati durante le lunghe serate trascorse in casa. Come ricorderà più tardi, fu la noia a spingerlo verso la creatività: ascoltare musica e riempire fogli di segni e colori si trasformò progressivamente in una passione destinata a cambiare il corso della sua vita.A diciassette anni scopre il mondo dei graffiti e sceglie il nome Jon156, poi evoluto nel definitivo JonOne.

I vagoni della metropolitana di New York diventano il suo primo spazio espositivo, una galleria in movimento che attraversa tutta la città. Fin dagli esordi sviluppa uno stile personale, più interessato all'energia del gesto, al ritmo del colore e alla libertà dell'astrazione che alla sola evoluzione del lettering. Una ricerca che, pochi anni dopo, lo porterà a trasferire lo stesso linguaggio sulla tela e ad affermarsi come uno dei protagonisti internazionali della pittura contemporanea nata dalla cultura del writing.

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A diciassette anni: i graffiti e la nascita di Jon156

A diciassette anni John Perello scopre il mondo dei graffiti insieme all’amico d’infanzia White Man. Sceglie come firma Jon156, unendo il proprio nome al numero della strada in cui è cresciuto, il 156 di Broadway. Quel numero diventa il simbolo della sua identità artistica e del legame con il quartiere che lo ha formato.

La metropolitana di New York è il suo primo museo. I treni diventano superfici in movimento attraverso cui il suo nome attraversa tutti i quartieri della città. Come dichiarerà anni dopo, «la metropolitana è un museo che attraversa la città». Per JonOne il writing non è soltanto una forma di espressione urbana, ma un linguaggio capace di raggiungere chiunque.

Fin dagli esordi si distingue per un approccio diverso rispetto a molti writer della sua generazione. Più che sulla complessità del lettering, concentra la propria ricerca sull’energia del gesto, sul movimento del colore e sulla forza dell’astrazione. Una scelta istintiva che nasce dal desiderio di non adattarsi a regole prestabilite, ma di costruire un linguaggio personale e immediatamente riconoscibile.

L’incontro con A-One

In questi anni conosce A-One (Anthony Clark), uno dei protagonisti della scena artistica di Harlem e tra i primi writer a esporre nelle gallerie internazionali. L’incontro rappresenta un momento decisivo. Attraverso i racconti di A-One scopre un mondo fatto di mostre, collezionisti e viaggi in Europa, comprendendo che il writing può diventare una carriera artistica e non soltanto un’attività clandestina.

Quella possibilità cambia radicalmente il suo modo di guardare al futuro.

1984: i 156 All Starz

Nel 1984 fonda, insieme a Rac7, Kyle e altri writer, il collettivo 156 All Starz, destinato a diventare uno dei crew più importanti della scena newyorkese. Il nome richiama ancora una volta il 156 di Broadway, trasformando un semplice indirizzo in un simbolo condiviso.

In quegli stessi anni il suo tag evolve definitivamente da Jon156 a JonOne, un nome più essenziale e universale che accompagnerà tutta la sua carriera.

1985: dalla metropolitana alla tela

Nel 1985 JonOne inizia a dipingere su tela. Non considera questo passaggio un abbandono del writing, ma una sua naturale evoluzione. Se un graffito su un vagone è destinato a essere cancellato, la tela permette di conservare nel tempo la stessa energia del gesto.

Nasce così il linguaggio che lo renderà celebre: superfici attraversate da linee veloci, sovrapposizioni cromatiche e segni che evocano il movimento dei treni lanciati nella metropolitana di New York. Nello stesso anno il gallerista Rick Librizzi presenta il suo lavoro in una delle prime esposizioni istituzionali.

1987: Parigi cambia tutto

Nel 1987 l’artista francese Bando (Philippe Lehman), dopo aver visto i suoi lavori a New York, lo invita a trasferirsi a Parigi.

JonOne accetta, acquista un biglietto di sola andata e nell’estate dello stesso anno arriva in Francia. Quello che doveva essere un viaggio diventa una scelta di vita. Parigi offre ciò che New York, in quel momento, non riesce ancora a garantire: un ambiente aperto ai graffiti come forma d’arte contemporanea e la possibilità di dedicarsi completamente alla pittura.

Nei primi anni francesi collabora con figure centrali della nascente scena hip-hop europea come Boxer, Sharp, Jayone, Skki, Joey, Shen e Solo, contribuendo alla crescita della cultura urbana francese.

1990: l’Hôpital Éphémère

Nel 1990 il mercante d’arte Pierre Cornette de Saint Cyr gli offre uno studio all’Hôpital Éphémère, il celebre complesso artistico ricavato da un ex ospedale nel XVIII arrondissement di Parigi.

Tra il 1990 e il 1995 questo spazio diventa uno dei centri creativi più importanti d’Europa. JonOne lavora accanto ad A-One, Sharp, Ash, Jayone e Skki, contribuendo al passaggio definitivo del writing dalla strada alla tela.

In questo periodo incontra anche Agnès b., stilista e mecenate francese, che acquista due sue opere dando inizio a una collaborazione destinata a durare per decenni.

Le prime mostre internazionali

Sempre nel 1990 realizza la sua prima mostra personale, Graffitism, alla Gallery 45 Gleditsch di Berlino. Seguono la partecipazione a Paris Graffiti nel 1991 e la personale alla Galerie B5/Speerstra Gallery di Monaco nel 1992.

Da quel momento la sua carriera assume una dimensione internazionale, con esposizioni in Europa, Asia e Stati Uniti.

Lo stile: tra writing ed espressionismo astratto

JonOne definisce il proprio lavoro come “graffiti abstract expressionism”.

La sua pittura nasce dall’incontro tra il writing newyorkese e la tradizione dell’astrazione del Novecento. Tra i riferimenti più importanti cita Jackson Pollock, Willem de Kooning, Joan Miró, Kandinsky, Matisse, Joan Mitchell e Robert Motherwell.

Le sue tele sono costruite attraverso una fitta trama di segni, stratificazioni cromatiche e gesti spontanei. L’assenza di figure riconoscibili lascia spazio al movimento puro del colore, trasformando la pittura in una registrazione diretta dell’energia del corpo.

Come afferma lo stesso artista:

«L’astrazione comincia dove finisce la padronanza.»

Il successo internazionale

Nel 2007 il mercato consacra definitivamente il suo lavoro quando l’opera Balle de Match viene venduta da Artcurial a Parigi per 24.800 euro, stabilendo un record per un artista proveniente dal writing.

Nel 2013 una nuova aggiudicazione da 128.500 euro conferma la sua posizione tra gli artisti urbani più apprezzati dal collezionismo internazionale.

Arte e impegno sociale

Parallelamente alla carriera artistica, JonOne sostiene numerosi progetti sociali.

Nel 2011 realizza un grande murale dedicato ad Abbé Pierre nel XVIII arrondissement di Parigi. Nel 2013 personalizza la Rolls-Royce di Eric Cantona, successivamente battuta all’asta per raccogliere fondi destinati alla Fondazione Abbé Pierre.

Le collaborazioni internazionali

Negli anni successivi firma collaborazioni con alcuni dei marchi più prestigiosi al mondo, tra cui Air France, Guerlain, Hennessy, Lacoste, Perrier, Tumi e Thalys.

Nel 2015 Air France gli affida la decorazione di un Boeing 777 sulla rotta Parigi-New York, mentre nello stesso anno viene nominato Chevalier de la Légion d’Honneur, uno dei più importanti riconoscimenti della Repubblica francese.

Una libertà che continua

Oggi JonOne vive e lavora a Parigi, dove continua a sviluppare una ricerca fondata sul gesto, sul colore e sulla libertà espressiva.

Pur attraversando pittura, ceramica, installazioni e collaborazioni con il mondo della moda e del design, il principio che guida il suo lavoro è rimasto immutato: rifiutare ogni schema prestabilito per trasformare l’energia del writing in un linguaggio universale. Nelle sue tele sopravvive ancora lo spirito del ragazzo di Harlem che, dipingendo i vagoni della metropolitana di New York, aveva intuito che la libertà poteva lasciare un segno destinato a durare molto oltre la strada.



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