Giuseppe Penone

53 UNGHIATE
1989
Chalk on four perforated sheets mounted on panel
cm 140 × 200

Il tempo della materia vivente

Giuseppe Penone

Giuseppe Penone è uno degli artisti che più profondamente hanno ridefinito il rapporto tra uomo e natura nell'arte contemporanea. Fin dagli esordi, la sua ricerca non considera il paesaggio come semplice soggetto da rappresentare, ma come un organismo vivo di cui anche l'essere umano fa parte. Alberi, pietra, acqua, pelle, respiro e impronte diventano strumenti per riflettere sul tempo, sulla crescita e sulla memoria della materia.

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Le origini tra i boschi delle Alpi Marittime

Giuseppe Penone nasce il 3 aprile 1947 a Garessio, in provincia di Cuneo, immerso nei boschi delle Alpi Marittime. Cresce in un ambiente dove il rapporto con la natura è quotidiano e concreto: gli alberi, le rocce, i torrenti e il legno non rappresentano un’immagine poetica, ma una realtà vissuta fin dall’infanzia.

L’artista ricorderà spesso come proprio quel paesaggio abbia costituito la sua prima formazione, molto prima degli studi accademici. La natura diventa così il primo linguaggio attraverso cui osservare il mondo e comprenderne i ritmi.

Torino, l’Accademia Albertina e l’incontro con l’Arte Povera

A metà degli anni Sessanta si trasferisce a Torino per frequentare l’Accademia Albertina di Belle Arti. L’insegnamento tradizionale gli appare presto insufficiente e lo porta a cercare nuove possibilità espressive fuori dall’ambiente accademico.

La Torino di quegli anni è uno dei centri più dinamici dell’arte italiana. Attraverso la Galleria Sperone entra in contatto con artisti come Giovanni Anselmo e Michelangelo Pistoletto e, nel 1967, diventa il più giovane esponente del gruppo dell’Arte Povera, teorizzato da Germano Celant.

1968: il bosco diventa il suo studio

Nel 1968 presenta le prime opere al Deposito d’Arte Presente di Torino, utilizzando materiali come legno, piombo, cera, rame e terra.

Nello stesso periodo torna nei boschi di Garessio dando avvio alla serie Alpi Marittime, destinata a diventare uno dei nuclei fondativi della sua ricerca. Qui interviene direttamente sugli alberi, osservandone la crescita nel tempo.

Nasce Continuerà a crescere tranne che in quel punto (1968), opera in cui una mano metallica abbraccia il tronco di un giovane albero destinato a inglobare lentamente quel gesto durante la propria crescita. L’opera non si conclude nel momento dell’intervento dell’artista, ma continua insieme alla vita stessa dell’albero.

Gli Alberi: scolpire il tempo

Dal 1969 Penone sviluppa la celebre serie degli Alberi, che accompagnerà tutta la sua carriera.

Partendo da travi industriali, l’artista elimina progressivamente gli strati più recenti del legno fino a riportare alla luce il giovane albero nascosto all’interno del tronco. Non costruisce una forma nuova: restituisce alla materia la memoria della propria crescita.

È una delle intuizioni più originali della scultura contemporanea, dove il tempo diventa il vero materiale dell’opera.

Corpo e natura

Negli anni Settanta la ricerca si amplia al rapporto tra il corpo umano e gli elementi naturali.

Con Rovesciare i propri occhi (1970) indossa lenti a specchio che riflettono il paesaggio, trasformando gli occhi in superfici capaci di restituire il mondo anziché osservarlo.

Seguono opere come Svolgere la propria pelle, Pressione, Vaso e la serie dei Soffi, nelle quali impronte, pelle, respiro e contatto fisico diventano forme di scultura. Per Penone il corpo e la natura rispondono agli stessi processi di trasformazione: entrambi conservano tracce, memoria e crescita.

Il riconoscimento internazionale

A partire dagli anni Settanta la sua attività espositiva assume una dimensione internazionale.

Partecipa più volte a Documenta di Kassel e alla Biennale di Venezia, mentre musei come il Museum of Modern Art di New York, il Centre Pompidou di Parigi, il Kunstmuseum di Lucerna e numerose istituzioni europee gli dedicano importanti mostre personali.

Dal 1997 al 2012 insegna all’École Nationale Supérieure des Beaux-Arts di Parigi, influenzando una nuova generazione di artisti.

Le grandi opere pubbliche

Negli anni Duemila Penone realizza alcune delle sue installazioni monumentali più note.

Nel Giardino delle Tuileries di Parigi viene collocato L’Albero delle Vocali, una grande quercia in bronzo che dialoga con cinque giovani alberi vivi.

Nel 2007 rappresenta l’Italia alla 52ª Biennale di Venezia con Sculture di Linfa, mentre nel 2013 espone nei giardini della Reggia di Versailles.

Nel 2017 installa a Roma, in Largo Goldoni, le monumentali Foglie di Pietra, due alberi bronzei che sorreggono enormi blocchi di marmo sospesi.

Nel 2021 le sue opere dialogano con gli spazi degli Uffizi e di Piazza della Signoria a Firenze, confermando il suo ruolo centrale nel panorama della scultura contemporanea.

Una poetica della crescita

L’opera di Giuseppe Penone non rappresenta la natura: ne segue i processi.

Per l’artista ogni materiale custodisce una memoria, ogni superficie conserva le tracce del tempo e ogni gesto lascia un’impronta destinata a trasformarsi. Alberi, pelle, pietra e respiro appartengono allo stesso ciclo vitale, nel quale uomo e natura non sono realtà separate ma manifestazioni di un unico processo di crescita.

È questa attenzione alla trasformazione continua della materia che rende la sua ricerca una delle più riconoscibili e influenti dell’arte contemporanea internazionale.



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