Gli anni della formazione
Giuseppe Chiari nasce a Firenze il 26 settembre 1926. Cresce in un ambiente culturalmente stimolante che gli permette di coltivare interessi diversi, dalla matematica alla musica, dall’architettura alle arti visive.
Tra il 1946 e il 1951 studia Matematica e Ingegneria all’Università di Firenze, affiancando gli studi di pianoforte e composizione. Fin dagli esordi sviluppa una ricerca che unisce rigore scientifico e sperimentazione sonora, con particolare interesse per il jazz e per le strutture della musica contemporanea.
Nel 1947 fonda, insieme a Giampiero Taverna, gli Amici del Jazz, iniziando un’attività organizzativa che accompagnerà tutta la sua carriera.
Dalla musica sperimentale a Fluxus
A partire dagli anni Cinquanta Chiari realizza composizioni radicali come Do e Intervalli, opere considerate oggi anticipatrici del minimalismo musicale.
Nel 1961 fonda con Pietro Grossi l’associazione Vita Musicale Contemporanea, dedicata alla diffusione delle nuove ricerche musicali, ed entra in contatto con il pensiero di John Cage, destinato a influenzare profondamente la sua poetica.
L’anno successivo partecipa al Fluxus Internationale Festspiele Neuester Musik di Wiesbaden, entrando ufficialmente nel movimento Fluxus promosso da George Maciunas. Da questo momento la sua ricerca supera definitivamente i confini tra musica, arti visive e performance.
Musica, gesto e performance
Nel 1962 realizza Gesti sul Piano, opera fondamentale nella quale il gesto diventa parte integrante della composizione musicale.
Dal 1964 sceglie di eseguire personalmente le proprie opere, trasformando il corpo dell’artista nello spazio stesso dell’azione. Negli stessi anni sviluppa lavori come La Strada e Suonare la Città, nei quali i rumori quotidiani e lo spazio urbano vengono riconosciuti come elementi musicali.
Parallelamente collabora con il Gruppo 70, contribuendo allo sviluppo della Poesia Visiva e della Musica Visiva, dove spartiti, parole e immagini convivono in un unico linguaggio.
“L’arte è facile”
Negli anni Settanta la riflessione teorica accompagna quella artistica attraverso numerose pubblicazioni dedicate alla musica, all’estetica e al rapporto tra arte e vita.
Nel 1970 interrompe definitivamente la composizione tradizionale per dedicarsi esclusivamente a concerti, performance e conferenze internazionali.
Tra le sue affermazioni più celebri compare “L’arte è facile”, frase che diventa il manifesto della sua poetica. Più che una provocazione, rappresenta la convinzione che l’arte non appartenga agli specialisti, ma possa essere vissuta come esperienza diretta, quotidiana e accessibile.
Biennali e riconoscimento internazionale
Nel corso della carriera partecipa due volte a Documenta di Kassel (1972 e 1982) e a numerose edizioni della Biennale di Venezia, dove nel 1978 realizza la celebre scritta murale “L’arte è una piccola cosa”.
Espone e tiene performance in tutta Europa e negli Stati Uniti, contribuendo alla diffusione internazionale delle pratiche Fluxus.
Musica Visiva
Uno degli aspetti più originali della ricerca di Chiari è la trasformazione dello spartito musicale in opera visiva.
Pentagrammi, note, timbri, collage, scritte e fotografie diventano superfici d’intervento artistico, dissolvendo definitivamente il confine tra musica e arti figurative. Lo spartito non è più soltanto uno strumento per eseguire un brano, ma un’opera autonoma da osservare.
Gli ultimi anni e l’eredità
Negli ultimi anni della sua vita importanti istituzioni italiane gli dedicano numerose retrospettive, tra cui Musica et cetera (Palazzo Fabroni, Pistoia), Quit Classical Musik (Kassel) e Le scelte trasgressive alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma.
Giuseppe Chiari muore a Firenze il 9 maggio 2007.
Le sue opere sono oggi conservate in importanti collezioni pubbliche e private, tra cui il Museo Novecento di Firenze, il Palazzo Fabroni di Pistoia, il MART di Rovereto e il MoMA di New York. Considerato il principale esponente italiano di Fluxus, ha lasciato un’eredità fondamentale nella musica sperimentale, nella performance e nell’arte concettuale del Novecento.