Le origini
Giovanni Anselmo nasce il 5 agosto 1934 a Borgofranco d’Ivrea, in Piemonte, un territorio profondamente segnato dall’industrializzazione del dopoguerra che influenzerà la sensibilità della futura generazione dell’Arte Povera. Dopo gli studi classici intraprende un percorso completamente autodidatta nel campo artistico. Alla fine degli anni Cinquanta lavora come grafico in uno studio pubblicitario torinese, esperienza che contribuisce a sviluppare il suo rigore compositivo e il rapporto tra forma, supporto e superficie.
Lo Stromboli e la nascita della ricerca
Nel 1965 un’alba sullo Stromboli segna il momento fondativo della sua ricerca. L’ombra del proprio corpo proiettata verso l’infinito gli rivela il legame tra la dimensione umana e quella cosmica. Da quell’esperienza nasce la sua prima opera e prende forma una riflessione destinata a caratterizzare tutta la sua produzione artistica.
L’Arte Povera
Dal 1965 abbandona progressivamente la pittura per dedicarsi a installazioni e opere basate su materiali naturali e industriali sottoposti a tensioni fisiche. L’incontro con Gian Enzo Sperone e, soprattutto, con Germano Celant lo porta a diventare uno dei protagonisti dell’Arte Povera, partecipando nel 1967 alle mostre che ne segnano la nascita ufficiale.
Il riconoscimento internazionale
Tra la fine degli anni Sessanta e gli anni Settanta partecipa ad alcune delle esposizioni più importanti della scena artistica internazionale, tra cui When Attitudes Become Form, Op Losse Schroeven, Information al MoMA di New York e Documenta di Kassel. Nel 1990 riceve il Leone d’Oro alla Biennale di Venezia, consacrandosi tra le figure più autorevoli dell’arte contemporanea.
Gli ultimi anni
Nel corso della sua carriera espone nei principali musei internazionali, tra cui Centre Pompidou, Guggenheim Museum, Tate Modern, MAXXI, Castello di Rivoli e Hirshhorn Museum. Nel 2016 riceve il Premio del Presidente della Repubblica conferito dall’Accademia Nazionale di San Luca. Muore a Torino il 18 dicembre 2023, lasciando un’eredità fondamentale nella storia dell’arte contemporanea.
Materia, energia e percezione
La ricerca di Giovanni Anselmo nasce dalla volontà di rendere visibili le energie invisibili che regolano il mondo. Gravità, equilibrio, tensione, tempo e trasformazione non vengono rappresentati, ma diventano la materia stessa dell’opera. Granito, ferro, legno, spugna, lattuga e luce sono utilizzati come elementi attivi, capaci di modificarsi e reagire nel tempo.
Il tempo come materia dell’opera
Le opere di Anselmo non sono oggetti statici, ma sistemi aperti che cambiano continuamente. La temperatura, il deterioramento organico, il peso e le forze naturali determinano l’evoluzione dell’opera stessa, trasformando il tempo in un materiale vivo e indispensabile alla sua esistenza.
L’invisibile come esperienza
Alla base della sua poetica vi è la convinzione che gran parte della realtà sia invisibile. Attraverso installazioni, sculture e interventi ambientali, Anselmo invita lo spettatore a percepire ciò che normalmente sfugge allo sguardo: le relazioni tra corpo, spazio, natura e universo. È proprio questa tensione continua tra visibile e invisibile a rendere la sua ricerca una delle più significative dell’Arte Povera e dell’arte contemporanea internazionale.