SENZA TITOLO
2000
Olio su tela
cm 130 × 110
Gianni Dessì nasce a Roma nel 1955 e con la sua città mantiene un legame profondo e costante. Non la lascia mai davvero: Roma diventa il luogo da cui partire e a cui tornare, il terreno fertile della sua ricerca. Il suo studio si trova ancora oggi nel quartiere di San Lorenzo, uno dei centri più vivaci della scena artistica romana degli anni Ottanta.
Cresce nell'Italia del boom economico e della contestazione, in un periodo in cui teatro, cinema e pittura vengono attraversati da nuove energie creative che mettono in discussione i linguaggi tradizionali. È in questo clima di trasformazione culturale che prende forma la sua visione artistica, destinata a fare della pittura uno spazio aperto, capace di superare i propri confini.
1976: l’Accademia di Belle Arti e Toti Scialoja
Nel 1976 Gianni Dessì si diploma all’Accademia di Belle Arti di Roma nel corso di Scenografia diretto da Toti Scialoja, maestro di una generazione di artisti destinati a segnare il panorama contemporaneo italiano. Da questa formazione eredita una concezione dello spazio che accompagnerà tutta la sua ricerca: la pittura non è intesa come semplice superficie, ma come presenza fisica capace di dialogare con l’ambiente. Fin dagli esordi il suo lavoro si organizza attorno a un nucleo centrale, punto di attrazione dal quale la materia pittorica si sviluppa e si espande.
1975-1977: il teatro d’avanguardia – La Gaia Scienza
Tra il 1975 e il 1977 collabora con il gruppo teatrale La Gaia Scienza, guidato da Federico Tiezzi, Marion D’Amburgo e Sandro Lombardi. L’esperienza del teatro sperimentale contribuisce a definire il suo linguaggio artistico, alimentando l’interesse per il rapporto tra spazio, corpo e diversi linguaggi espressivi. Questa sensibilità si riflette nella sua pittura, che tende naturalmente a oltrepassare i limiti della tela per entrare in relazione con lo spazio circostante.
1979: la prima mostra personale
Nel 1979 presenta la sua prima mostra personale alla Galleria Ugo Ferranti di Roma e partecipa ad Arte Fiera Bologna. Fin dalle prime esposizioni emerge una ricerca che rifiuta il confine tradizionale del quadro, lasciando che la pittura si estenda idealmente oltre la superficie e coinvolga l’intero spazio espositivo.
1981-1983: il riconoscimento internazionale
Tra il 1981 e il 1983 prende parte alla Biennale di San Paolo del Brasile, espone al Groninger Museum nei Paesi Bassi, partecipa alla Biennale di Parigi e inaugura la sua prima mostra personale alla Galleria Yvon Lambert di Parigi. In pochi anni costruisce una significativa presenza internazionale, destinata a consolidarsi nel decennio successivo.
I primi anni Ottanta: il Pastificio Cerere e la Scuola di San Lorenzo
Nei primi anni Ottanta trasferisce il proprio studio nell’ex Pastificio Cerere di San Lorenzo. Insieme a Domenico Bianchi, Bruno Ceccobelli, Giuseppe Gallo, Nunzio, Piero Pizzi Cannella e Marco Tirelli contribuisce alla nascita della cosiddetta Scuola di San Lorenzo o Nuova Scuola Romana. Più che un movimento organizzato, il gruppo rappresenta una comunità di artisti accomunati dalla volontà di sviluppare una pittura autonoma, fondata sul dialogo tra materia, gesto e spazio.
1984: Ateliers, il MoMA e la Biennale di Venezia
Il 1984 segna una svolta decisiva. La mostra Ateliers, curata da Achille Bonito Oliva, porta all’attenzione internazionale il gruppo del Pastificio Cerere. Nello stesso anno Dessì espone al Museum of Modern Art di New York nella rassegna An International Survey of Recent Painting e partecipa per la prima volta alla Biennale di Venezia, dove tornerà anche nel 1986 e nel 1993, consolidando il proprio riconoscimento sulla scena artistica internazionale.
Il metodo pittorico: il nucleo, la materia, le lacerazioni
La ricerca di Gianni Dessì si distingue fin dagli esordi per una pittura essenziale dal punto di vista cromatico, costruita attraverso una continua sperimentazione materica. Tele e carte vengono incise, lacerate, sovrapposte e attraversate da interventi gestuali che trasformano il supporto in un elemento fisico dell’opera. Il colore rimane volutamente contenuto, privilegiando grigi, neri, ocra e il caratteristico giallo che diventerà uno dei segni distintivi della sua produzione. Al centro delle composizioni ricorre un nucleo attorno al quale la materia si organizza e si espande, principio che accompagnerà l’intera evoluzione del suo linguaggio.
1986-1996: i muri e gli interventi ambientali
Dalla metà degli anni Ottanta la sua ricerca si estende progressivamente allo spazio architettonico attraverso grandi interventi ambientali e pitture murali. Nel 1986 espone al Riverside Studios di Londra insieme ad alcuni artisti della Scuola di San Lorenzo. Seguono importanti opere permanenti, tra cui l’intervento per l’Istituto Italiano di Cultura di Parigi nel 1994 e quello realizzato nel 1996 per il Palazzo delle Esposizioni di Roma in occasione della XII Quadriennale Nazionale d’Arte. In questi lavori la pittura supera definitivamente il limite della tela, trasformando l’architettura in parte integrante dell’opera.
1988: la rassegna nordeuropea
Nel 1988 partecipa alla mostra itinerante Dal ritorno all’ordine al richiamo della pittura 1920-1987, ospitata in importanti istituzioni europee tra Germania, Norvegia e Finlandia. L’esposizione inserisce il suo lavoro all’interno di una più ampia riflessione sulla pittura del Novecento, consolidandone la presenza sulla scena internazionale.
2002: il teatro e le scenografie
Nel 2002 realizza le scenografie per il Parsifal di Richard Wagner al Festival di Salisburgo, con la regia di Peter Stein e la direzione musicale di Claudio Abbado. L’esperienza scenografica rappresenta uno sviluppo naturale della sua ricerca sullo spazio. Tra il 2008 e il 2010 firma anche le scene de Il castello del Duca Barbablù di Béla Bartók per il Teatro alla Scala di Milano e il Muziektheater di Amsterdam.
Le Camerae Pictae
Dalla fine degli anni Novanta concepisce mostre e installazioni come percorsi unitari, nei quali pittura, architettura e spazio dialogano tra loro. Le Camerae Pictae rappresentano l’espressione più compiuta di questa ricerca: ambienti immersivi che reinterpretano in chiave contemporanea la tradizione delle stanze affrescate rinascimentali, trasformando lo spazio espositivo in un’unica esperienza visiva.
2009: il MART di Rovereto e la scultura
Nel 2009 partecipa alla mostra Italia Contemporanea. Officina San Lorenzo al MART di Rovereto, dedicata alla storia del gruppo del Pastificio Cerere. Nello stesso anno presenta alla Galleria dello Scudo una serie di grandi sculture e una camera picta. Bronzo, fibra di agave e cera ampliano il suo linguaggio tridimensionale, mantenendo il dialogo costante tra materia, forma e spazio.
2008-2018: l’Accademia Nazionale di San Luca
Nel 2008 viene eletto membro dell’Accademia Nazionale di San Luca e tra il 2017 e il 2018 ne ricopre la Presidenza, riconoscimento che conferma il ruolo centrale della sua figura nel panorama artistico italiano contemporaneo.
2011-2018: le mostre della maturità
Negli anni successivi importanti mostre personali consolidano il suo percorso: la retrospettiva al Musée d’Art Moderne de Saint-Étienne Métropole, poi trasferita all’Accademia di Belle Arti di Carrara; View/Vista a Casa Zerilli-Marimò di New York; Tutto insieme al Museo d’Arte Contemporanea di Lissone; Dentro e fuori alla Fondazione Pastificio Cerere di Roma e Sestante alla Otto Gallery di Bologna.
Gianni Dessì vive e lavora a Roma, nello storico quartiere di San Lorenzo. Da oltre quarant’anni sviluppa una ricerca che attraversa pittura, scultura, installazione e scenografia, mantenendo costante l’idea dell’opera come spazio aperto, capace di superare i propri confini e instaurare un dialogo continuo con l’ambiente e con chi la osserva.
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