MOVING MOUNTAINS I
2012
Tecnica mista su mylar
cm 143,5 × 106,6
Francesco Clemente (1952) è uno dei maggiori protagonisti della Transavanguardia italiana e una delle figure più influenti della pittura contemporanea internazionale. La sua ricerca intreccia cultura occidentale e spiritualità orientale, trasformando il corpo in luogo di identità, metamorfosi e memoria.
Attraverso pittura, acquerello, affresco e tecniche tradizionali indiane, costruisce un linguaggio simbolico che supera i confini geografici e culturali. Da oltre quarant'anni vive tra New York e l'India, sviluppando una pratica artistica profondamente legata al viaggio, alla filosofia e all'esperienza spirituale.
Gli inizi tra Napoli e Roma
Francesco Clemente nasce a Napoli il 23 marzo 1952 e cresce in una città ricca di stratificazioni culturali che influenzeranno profondamente il suo immaginario artistico. Nel 1970 si trasferisce a Roma per studiare Architettura all’Università La Sapienza, percorso che abbandona presto per dedicarsi completamente alla pittura.
Negli anni romani entra in contatto con figure fondamentali come Cy Twombly, Alighiero Boetti e Luigi Ontani, artisti che contribuiscono ad ampliare la sua ricerca verso una pittura libera da confini disciplinari. Nel 1971 tiene la sua prima mostra personale.
Il viaggio come metodo di ricerca
Fin dai primi anni Settanta il viaggio diventa parte integrante della sua pratica artistica. Nel 1974 attraversa l’Afghanistan insieme ad Alighiero Boetti e, poco dopo, intraprende il primo di una lunga serie di soggiorni in India.
A Madras (oggi Chennai) apre uno studio e approfondisce per anni lo studio del Buddismo e della filosofia orientale presso la biblioteca della Società Teosofica. L’incontro con il concetto buddhista di anatman, il “non-sé”, influenzerà profondamente la sua riflessione sul corpo e sull’identità, destinata a diventare uno dei temi centrali della sua produzione.
La Transavanguardia
Nel 1979 Achille Bonito Oliva inserisce Clemente tra i protagonisti della Transavanguardia, insieme a Sandro Chia, Enzo Cucchi, Nicola De Maria e Mimmo Paladino.
Il movimento segna il ritorno alla pittura e alla figurazione dopo gli anni dell’Arte Concettuale e del Minimalismo, favorendo una libertà espressiva che permette agli artisti di attraversare epoche, culture e linguaggi differenti.
Nel 1980 partecipa alla Biennale di Venezia nella sezione Aperto ’80, consolidando rapidamente la propria notorietà internazionale.
New York e le collaborazioni
Nel 1981 si trasferisce a New York, città che diventa una delle sue principali basi operative. Qui conosce Andy Warhol e Jean-Michel Basquiat, con i quali realizza nel 1983 una celebre serie di dipinti eseguiti a più mani.
Questa esperienza rafforza il suo interesse per il dialogo tra identità differenti e per una pratica artistica fondata sulla contaminazione culturale.
Il corpo e l’identità
L’autoritratto rappresenta uno dei nuclei più importanti della ricerca di Clemente. Le sue figure, spesso deformate, frammentate o immerse in dimensioni simboliche, non descrivono un’identità stabile, ma raccontano un continuo processo di trasformazione.
Erotismo, spiritualità, memoria e mito convivono in immagini che mettono in relazione culture orientali e occidentali, facendo del corpo il luogo privilegiato dell’esperienza umana.
Tecniche e sperimentazione
Nel corso della carriera Clemente lavora con una straordinaria varietà di tecniche, tra cui olio, acquerello, pastello, affresco e miniatura indiana.
La collaborazione con maestri artigiani dell’India e il continuo confronto con tradizioni artistiche differenti rendono il suo linguaggio estremamente personale, capace di fondere pratiche occidentali e orientali all’interno di un’unica visione poetica.
Libri, cinema e grandi progetti
Tra il 1986 e il 1993 è co-editore della casa editrice newyorkese Hanuman Books, pubblicando opere di importanti autori della controcultura americana.
Nel 1995 realizza una serie di acquerelli durante un trekking di cinquantuno giorni sull’Himalaya.
Nel 1998 collabora con Alfonso Cuarón al film Great Expectations, realizzando oltre duecento opere destinate a comparire all’interno della pellicola.
Riconoscimenti internazionali
Tra il 1999 e il 2000 il Guggenheim Museum di New York e quello di Bilbao gli dedicano una grande retrospettiva.
Seguono importanti esposizioni al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, agli Uffizi di Firenze, dove presenta la serie dedicata ai Tarocchi, e numerose mostre internazionali. Nel 2012 realizza inoltre il celebre drappellone del Palio di Siena.
È membro dell’American Academy of Arts and Letters.
Un artista tra Oriente e Occidente
Le opere di Francesco Clemente sono conservate nelle collezioni del Guggenheim Museum, del Museum of Modern Art di New York, del MAXXI di Roma, del Museo MADRE di Napoli, del Rubin Museum, del MASS MoCA e di numerose istituzioni internazionali.
Vive e lavora tra New York e Varanasi, in India. La sua ricerca continua a svilupparsi come un dialogo costante tra culture, spiritualità e tradizioni differenti, facendo del viaggio e della trasformazione i principi fondamentali della propria poetica.
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