La formazione tra Accademia e collage
Fausto Delle Chiaie nasce il 23 gennaio 1944 a Roma e cresce nella capitale durante gli anni della ricostruzione del dopoguerra. Frequenta la Scuola Libera del Nudo presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, sviluppando una solida formazione figurativa che presto abbandona per dedicarsi al collage e all’assemblaggio di materiali recuperati.
Fin dagli anni Settanta realizza opere costruite con oggetti trovati, fotografie, ritagli di giornale, cartellini scritti a mano e piccoli reperti urbani, trasformando ciò che normalmente viene scartato in materia poetica.
Gli anni Settanta e la nascita di una poetica
La sua ricerca prende forma attraverso il recupero degli oggetti più comuni, affrontati con ironia e leggerezza. Per Delle Chiaie il rifiuto non è materiale povero, ma occasione per rendere visibile ciò che normalmente passa inosservato.
Nascono così opere costruite su giochi di parole, piccole installazioni e associazioni visive che invitano lo spettatore a cambiare prospettiva sul quotidiano.
Le prime esposizioni pubbliche
Tra il 1982 e il 1984 realizza performance e installazioni a Bruxelles, mentre dal 1984 comincia a esporre stabilmente nei luoghi simbolici di Roma, tra cui il Pincio, la Galleria Sciarra, Piazza Augusto Imperatore e l’area dell’Ara Pacis.
La città diventa il suo vero museo, sostituendo definitivamente lo spazio della galleria.
Il Manifesto Infrazionista
Nel 1986 pubblica il Manifesto Infrazionista, testo fondamentale della propria ricerca.
L'”infrazione” non indica la violazione della legge, ma una piccola interruzione della percezione quotidiana: un’opera collocata nello spazio pubblico capace di costringere il passante a fermarsi e osservare.
Questa pratica anticipa di molti anni i principi della street art contemporanea, tanto da essere considerata dalla Treccani uno dei primi esempi italiani di arte urbana ante litteram.
Il Museo a Cielo Aperto
Dal 1989 sceglie stabilmente Piazza Augusto Imperatore come sede del proprio museo quotidiano.
Ogni giorno allestisce personalmente le opere lungo il marciapiede, disponendo con estrema precisione cartellini, piccoli assemblaggi e installazioni. Il pubblico osserva liberamente e, se lo desidera, lascia un’offerta spontanea.
L’arte torna così a essere incontro diretto, senza biglietti, mercanti o mediazioni.
Ironia, oggetti e poesia
Le sue opere nascono da semplici associazioni tra oggetti e parole.
Lavori come Ho fatto una barca di soldi, Investimento sicuro o Il Doppione trasformano piccoli oggetti quotidiani in riflessioni sul denaro, sul valore, sulla società e sul comportamento umano.
L’ironia diventa il principale strumento attraverso cui l’artista invita il pubblico a guardare la realtà con occhi nuovi.
Il riconoscimento internazionale
Negli anni Novanta partecipa a mostre in Belgio, Irlanda e numerosi spazi espositivi italiani.
Successivamente viene riconosciuto come uno dei precursori della street art italiana partecipando a importanti rassegne dedicate all’arte pubblica contemporanea.
Nel 2010 Electa pubblica il volume L’Arte? Rubbish!, presentato da Achille Bonito Oliva, mentre documentari e film dedicati al suo lavoro vengono presentati anche alla Biennale di Venezia.
Il museo che chiude quando l’artista è stanco
Negli anni successivi il suo lavoro continua a essere raccontato attraverso documentari, libri e programmi televisivi, tra cui il celebre ritratto realizzato da Domenico Iannacone.
Pur ottenendo importanti riconoscimenti istituzionali, Delle Chiaie continua ogni giorno a raggiungere Piazza Augusto Imperatore con il proprio carrellino, allestendo personalmente il museo che definisce con ironia “il museo che chiude quando l’autore è stanco”.
Una delle voci più originali dell’arte pubblica italiana
L’intera ricerca di Fausto Delle Chiaie mette in discussione il concetto stesso di museo, di valore economico e di opera d’arte.
Attraverso oggetti poveri, giochi linguistici e installazioni minime costruisce un dialogo continuo con chi attraversa la città, dimostrando che l’arte può nascere ovunque esista uno sguardo disposto a fermarsi anche solo per un istante.