Gli anni della formazione e l’amicizia con Pasolini
Fabio Mauri nasce a Roma il 1° aprile 1926, in una famiglia profondamente legata al mondo dell’editoria e della cultura italiana. Il padre Umberto Mauri è figura centrale dell’editoria nazionale, mentre la madre Maria Luisa Bompiani appartiene alla famiglia del celebre editore Valentino Bompiani.
Nel 1942, ancora adolescente, fonda con Pier Paolo Pasolini la rivista letteraria Il Setaccio. L’amicizia con Pasolini accompagnerà tutta la sua vita, diventando uno dei legami intellettuali più importanti del suo percorso.
Editoria, avanguardia e primi lavori
Dal 1944 al 1974 lavora presso la casa editrice Bompiani, assumendo nel 1958 la direzione della sede romana. Parallelamente sviluppa la propria ricerca artistica, partecipando negli anni Cinquanta all’avanguardia romana.
Nel 1954 debutta alla Biennale di Venezia, mentre nel 1955 tiene la prima personale alla Galleria Aureliana di Roma, presentata proprio da Pasolini.
Gli Schermi e l’immagine come dispositivo
Alla fine degli anni Cinquanta realizza i primi Schermi, opere monocrome in carta e tela che diventano uno dei nuclei fondamentali della sua ricerca. Per Mauri lo schermo non è una semplice superficie, ma la forma simbolica del mondo contemporaneo: uno spazio vuoto, pronto a ricevere immagini, ideologie, proiezioni e manipolazioni.
Questa intuizione anticipa molte riflessioni successive sul rapporto tra individuo, media e potere.
Il fascismo, il corpo e la memoria
Negli anni Settanta Mauri affronta direttamente il trauma storico del fascismo e della guerra. Nel 1971 realizza Che cosa è il Fascismo ed Ebrea, opere performative in cui il passato non viene rappresentato, ma riattivato attraverso il corpo, lo spazio e la presenza dello spettatore.
Nel 1975 presenta a Bologna Intellettuale. Il Vangelo secondo Matteo di/su Pier Paolo Pasolini, una delle sue opere più celebri: il film di Pasolini viene proiettato sul corpo dello stesso regista, trasformandolo in schermo vivente. Pochi mesi dopo, la morte di Pasolini renderà quell’immagine ancora più intensa e tragica.
Linguaggio, ideologia e performance
Nel corso della sua carriera Mauri sviluppa una forma artistica ibrida, tra installazione, performance, conferenza e teatro. Opere come Linguaggio è guerra, Manipolazione di cultura, Entartete Kunst e Che cosa è la filosofia. Heidegger e la questione tedesca interrogano il rapporto tra cultura, violenza simbolica e responsabilità dell’intellettuale.
Per Mauri il linguaggio non è mai neutro: può diventare strumento di conoscenza, ma anche mezzo di controllo e propaganda.
Insegnamento e riconoscimento
Dal 1979 al 2001 insegna Estetica della Sperimentazione all’Accademia di Belle Arti dell’Aquila, trasformando l’insegnamento in una parte viva della propria ricerca.
Nel 1994 la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma gli dedica una grande retrospettiva. Dopo la sua morte, avvenuta a Roma il 19 maggio 2009, il suo lavoro viene progressivamente riconosciuto a livello internazionale, con importanti mostre postume, tra cui la partecipazione a DOCUMENTA (13) di Kassel e le esposizioni dedicate da Hauser & Wirth, dal MADRE di Napoli e dal Castello di Rivoli.
Fabio Mauri ha costruito un’opera radicale e necessaria, capace di usare l’arte come forma di difesa critica contro l’oblio, la propaganda e la violenza delle ideologie.