Bedford-Stuyvesant, i tag e la scoperta dell’arte
Da adolescente Fred comincia a taggare il proprio nome con gli pseudonimi Bull 99, Showdown 177 e Fred Fab Five, un modo per esistere pubblicamente in una città che spesso ignorava i ragazzi dei quartieri periferici. La svolta arriva nella biblioteca del Medgar Evers College, dove scopre i libri di storia dell’arte. Sfogliando i cataloghi di Claes Oldenburg, Roy Lichtenstein e Robert Rauschenberg comprende che il linguaggio dei graffiti — lettere monumentali, colori primari e forte impatto visivo — dialoga con la Pop Art americana. I writer che dipingono i treni del Bronx stanno creando qualcosa che appartiene alla stessa storia dell’arte.
Da quel momento Fred smette di vedersi come un vandalo e comincia a considerarsi un artista. La sua missione diventa dimostrare che anche il resto del mondo avrebbe dovuto guardare ai graffiti con gli stessi occhi.
I Fabulous Five e i vagoni interi
Alla fine degli anni Settanta entra nei Fabulous Five, lo storico crew di Brooklyn guidato da Lee Quiñones. Con loro realizza i celebri whole cars, vagoni dipinti integralmente che trasformano la metropolitana di New York in una gigantesca galleria in movimento.
Tra le opere più note c’è il treno ricoperto di lattine Campbell’s, evidente omaggio ad Andy Warhol. Non è una semplice citazione: è la dichiarazione che i graffiti possono dialogare con la grande storia dell’arte contemporanea.
1979: Roma e la prima mostra internazionale
La svolta arriva nel 1979 quando un articolo sul Village Voice attira l’attenzione del gallerista italiano Claudio Bruni, che invita Fred e Lee Quiñones alla Galleria La Medusa di Roma.
La mostra, The Fabulous Five: Calligraffiti, segna un momento storico. Per la prima volta due writer americani espongono ufficialmente in Europa, aprendo una strada che molti altri artisti percorreranno negli anni successivi. Fred ricorderà sempre con stupore che fu proprio l’Italia, patria del Rinascimento, a riconoscere per prima il valore artistico dei graffiti.
TV Party e il ponte tra due mondi
Tornato a New York entra stabilmente nella scena creativa del downtown grazie al programma televisivo TV Party di Glenn O’Brien. Qui incontra Chris Stein e Debbie Harry dei Blondie e comprende quale sarà il suo vero ruolo: diventare il ponte tra l’hip-hop nato nel Bronx e il mondo dell’arte, della musica e della cultura alternativa dell’East Village.
Come dirà lui stesso, il suo obiettivo era portare rap, graffiti, breakdance e cultura urbana nel cuore della scena artistica newyorchese, mettendo in comunicazione due mondi che fino ad allora si erano osservati senza incontrarsi.