1966: Roma come archivio permanente
Elisabetta Benassi nasce a Roma nel 1966 e cresce in una città dove la storia si manifesta quotidianamente attraverso monumenti, rovine e stratificazioni urbane. Questa convivenza costante con il passato diventerà uno dei nuclei centrali della sua ricerca artistica.
Studia all’Accademia di Belle Arti di Roma e mantiene la capitale come luogo di vita e di lavoro. Anche il suo studio coincide con la casa, eliminando ogni separazione tra spazio privato e spazio creativo.
1996: il debutto a Tor Bella Monaca
La prima esposizione avviene nel 1996 in uno spazio di Tor Bella Monaca, quartiere periferico di Roma.
Fin dall’inizio Benassi sceglie di lavorare lontano dai luoghi tradizionali del sistema dell’arte, dimostrando come qualsiasi contesto possa diventare terreno di ricerca e riflessione.
1999-2003: memoria, spazio e rituali collettivi
Tra la fine degli anni Novanta e l’inizio dei Duemila prende forma il metodo che caratterizzerà tutta la sua produzione.
Con Esercitazione di volo (1999) affronta il mito della conquista dello spazio come costruzione politica e simbolica del Novecento.
Nel 2000 realizza You’ll Never Walk Alone, omaggio a Pier Paolo Pasolini, dove cultura popolare, memoria civile e identità italiana si intrecciano attraverso la figura del poeta.
Nel 2003 presenta Noon, dedicata al colpo di cannone che ogni giorno scandisce il mezzogiorno dal Gianicolo, trasformando un rituale urbano in una riflessione sul tempo e sui meccanismi del potere.
2001-2004: il riconoscimento internazionale
Nel 2001 partecipa alla II Biennale di Berlino.
Tra il 2002 e il 2003 prende parte a Manifesta e realizza una personale all’École Nationale Supérieure des Beaux-Arts di Parigi.
Nel 2004 il MACRO di Roma le dedica la grande mostra Tutti morimmo a stento, accompagnata da un importante catalogo con testi di Carolyn Christov-Bakargiev e Gianfranco Maraniello.
Questa esposizione segna la definitiva affermazione della sua ricerca nel panorama dell’arte contemporanea italiana.
Ricerca artistica
Gli oggetti come archivi della memoria
Benassi lavora principalmente con oggetti provenienti dalla storia industriale e sociale.
Automobili, mattoni, lampade Morse, motozappe, macchine da stiro e strumenti del lavoro vengono sottratti alla loro funzione originaria per diventare depositi di memoria collettiva.
Ogni materiale conserva il tempo che lo ha attraversato e racconta trasformazioni politiche, economiche e culturali.
L’archeologia del presente
Più che rappresentare il passato, Benassi lo ricostruisce.
Ogni installazione funziona come uno scavo archeologico nel presente, mettendo in relazione eventi lontani tra loro e mostrando come la storia continui ad agire nella contemporaneità.
2008: la Quadriennale di Roma
Alla XV Quadriennale Nazionale d’Arte presenta They Live We Sleep, titolo ispirato al film di John Carpenter.
L’opera riflette sulla capacità dell’arte di rendere visibili i meccanismi nascosti della realtà, trasformando lo sguardo dello spettatore in uno strumento di consapevolezza critica.
2011-2015: le Biennali di Venezia
Tra il 2011 e il 2015 partecipa a tre edizioni consecutive della Biennale di Venezia.
Nel 2011 presenta The Innocents Abroad.
Nel 2013 realizza The Dry Salvages, installazione composta da diecimila mattoni d’argilla marchiati con i codici dei detriti spaziali, mettendo in relazione la memoria dell’alluvione del Polesine del 1951 con il tema dell’inquinamento orbitale.
Nel 2015 espone nel Padiglione del Belgio durante la Biennale diretta da Okwui Enwezor.
2013-2017: nuove installazioni monumentali
Nel 2013 la Fondazione Merz di Torino ospita la personale Voglio fare subito una mostra.
Nel 2017 la Collezione Maramotti dedica un’importante esposizione al suo lavoro, caratterizzata dall’impiego di mattoni, elementi industriali e oggetti appartenenti alla memoria materiale europea.
Negli stessi anni realizza installazioni permanenti per il Museo Nazionale Romano.
Le figure di riferimento
La ricerca di Benassi dialoga costantemente con personalità che hanno segnato la cultura italiana e internazionale.
Pier Paolo Pasolini rappresenta il rapporto tra memoria civile e identità culturale.
Andy Warhol ispira la riflessione sul rapporto tra artista, macchina e produzione.
Antonio Gramsci diventa il riferimento per interrogare i meccanismi dell’egemonia culturale e della costruzione del pensiero collettivo.
2022-2024: Autoritratto al lavoro
Negli ultimi anni il MAXXI e il MACRO di Roma dedicano importanti esposizioni alla sua produzione.
La retrospettiva Autoritratto al lavoro ripercorre oltre trent’anni di ricerca, evidenziando il progressivo passaggio dall’utilizzo del proprio corpo all’impiego degli oggetti come testimoni autonomi della storia.
L’archeologa della storia recente
La critica ha spesso definito Elisabetta Benassi un’archeologa del presente.
Attraverso oggetti comuni, materiali industriali e frammenti della memoria collettiva, costruisce opere che rendono nuovamente leggibile il reale, mostrando come ogni elemento del quotidiano conservi le tracce del tempo, della politica e delle trasformazioni sociali.
Vive e lavora ancora oggi a Roma, città che continua a essere il principale laboratorio della sua ricerca artistica.