DADAMAINO

Emilia Eduarda Maino

VOLUME
1958
Idropittura su tela
cm 35,3 × 25

L’Assoluta Leggerezza dell’Essere

Dadamaino

Emilia Eduarda Maino nasce il 2 ottobre 1930 a Milano, in una famiglia della piccola borghesia priva di tradizioni artistiche. Durante la Seconda guerra mondiale si rifugia con la famiglia a Somma Lombardo e, tornata in città, intraprende studi universitari in medicina che abbandona presto per dedicarsi completamente alla pittura.

Nei primi anni Cinquanta frequenta il Bar Giamaica di Brera, luogo d'incontro dell'avanguardia milanese, dove conosce Piero Manzoni, Lucio Fontana, Enrico Castellani e gli artisti destinati a rivoluzionare il linguaggio dell'arte italiana del dopoguerra. Da quel momento prende forma una ricerca radicale che supera rapidamente l'Informale per concentrarsi sullo spazio, sulla luce e sulla superficie.

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Il Bar Giamaica e la scoperta dell’avanguardia

Nei primi anni Cinquanta Milano trova nel Bar Giamaica di Brera il proprio centro creativo. Pittori, scultori, fotografi e critici si incontrano ogni giorno per discutere il futuro dell’arte italiana. È qui che Emilia Maino conosce Piero Manzoni, Enrico Castellani, Agostino Bonalumi, Gianni Colombo e Lucio Fontana.

Autodidatta, espone inizialmente opere di impronta astratto-informale, ma già in questi lavori emerge una ricerca che va oltre il gesto pittorico, interrogando la superficie stessa dell’opera.

1957: l’incontro con Piero Manzoni

L’incontro con Piero Manzoni rappresenta la svolta decisiva della sua carriera. Attraverso il dialogo con lui e con Lucio Fontana, Dadamaino abbandona progressivamente la pittura tradizionale per concentrarsi sul rapporto tra superficie, spazio e luce.

Manzoni riconosce immediatamente l’originalità della sua ricerca e nel 1961 scrive:

“Dadamaino ha superato la pittura… dicono nuove cose.”

1958: i Volumi

Nel 1958 realizza i primi Volumi, grandi tele monocrome attraversate da aperture ovali che mettono in comunicazione la superficie con lo spazio retrostante.

Diversamente dai celebri tagli di Fontana, queste aperture hanno un carattere più organico e naturale. L’opera non rappresenta più qualcosa: diventa essa stessa spazio.

I Volumi vengono presentati per la prima volta alla Galleria dei Bossi di Milano, segnando l’inizio della sua ricerca più celebre.

1959: Azimuth e la rete internazionale

Nel 1959 aderisce ad Azimuth, il gruppo fondato da Piero Manzoni ed Enrico Castellani, entrando nella rete internazionale delle avanguardie europee legate al Gruppo Zero, Nul e Motus.

La sua ricerca si inserisce nel dibattito internazionale sul monocromo, sulla luce e sul superamento della pittura tradizionale.

1960: i Buchi

Nel 1960 i Volumi evolvono in superfici caratterizzate da fori perfettamente circolari e disposti secondo rigorose simmetrie.

L’organicità iniziale lascia spazio a un metodo quasi matematico, fondato sulla ripetizione e sull’equilibrio percettivo.

Nello stesso anno espone ad Albisola insieme a Manzoni, Castellani e Mack.

1961: il Gruppo Punto e il nome Dadamaino

Nel 1961 partecipa alla fondazione del Gruppo Punto, promosso da Lucio Fontana insieme ad Antonio Calderara, Nanda Vigo, Hsiao Chin e altri artisti.

Nascono nello stesso periodo i Volumi a moduli sfasati e i Rilievi, opere costruite mediante sovrapposizioni di materiali trasparenti e sottili lamelle che trasformano la superficie in un fenomeno ottico.

Sempre nel 1961, in occasione di una mostra in Olanda, un errore tipografico unisce il diminutivo “Dada” al cognome Maino. L’artista decide di adottare definitivamente quel nome: Dadamaino.

1962-1970: Nuove Tendenze e Arte Cinetica

Nel 1962 partecipa alla storica mostra Nul 62 allo Stedelijk Museum di Amsterdam insieme ai principali protagonisti dell’avanguardia europea.

Aderisce inoltre al movimento internazionale Nuove Tendenze, sviluppando gli Oggetti ottico-dinamici, opere che esplorano movimento, percezione e instabilità visiva attraverso materiali trasparenti e strutture modulari.

1970-1975: La Ricerca del Colore

Negli anni Settanta concentra il proprio lavoro sul colore.

Realizza La Ricerca del Colore, composta da cento tavolette contenenti circa quattromila variazioni cromatiche, affrontando il colore con metodo quasi scientifico.

Nascono anche i Fluorescenti, opere attivate dalla luce ultravioletta e dal movimento dell’aria, e nel 1974 fonda il Team Colore, gruppo dedicato allo studio sistematico della percezione cromatica.

1975: Superficie su superficie e L’inconscio razionale

Nel 1975 sviluppa cicli come Superficie su superficie, False prospettive, Cromorilievi e soprattutto L’inconscio razionale, nel quale il segno viene ripetuto secondo un ordine apparentemente spontaneo, sospeso tra controllo e libertà.

1976-1979: L’Alfabeto della mente

Il massacro di Tall El-Zaatar del 1976 segna profondamente la sua ricerca.

Nasce L’Alfabeto della mente, costituito da una scrittura inventata, composta da segni ripetuti ossessivamente fino a creare un linguaggio completamente illeggibile.

Non è una scrittura destinata alla lettura, ma una riflessione sull’impossibilità di rappresentare l’orrore attraverso il linguaggio tradizionale.

1980: la Biennale di Venezia

Nel 1980 la Biennale di Venezia le dedica una sala personale all’interno del Padiglione Italia, consacrandola definitivamente tra le figure centrali dell’arte italiana contemporanea.

Espone i cicli I fatti della vita e L’Alfabeto della mente.

Nel 1983 il Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano le dedica una grande retrospettiva.

Gli ultimi cicli: Costellazioni e Sein und Zeit

Negli anni Ottanta e Novanta sviluppa le Costellazioni, I fatti della vita e infine Sein und Zeit, ispirato al celebre titolo di Martin Heidegger.

Le opere vengono sospese davanti alla parete, liberandosi progressivamente della materia fino a trasformarsi in superfici leggere, quasi immateriali, dove il segno sembra galleggiare nello spazio.

2000: la grande retrospettiva

Nel 2000 il Museum Bochum in Germania organizza Dadamaino. Retrospektive 1958-2000, ampia retrospettiva che ripercorre oltre quarant’anni di ricerca.

13 aprile 2004

Dadamaino muore a Milano il 13 aprile 2004.

La sua opera ha attraversato Informale, Spazialismo, Arte Cinetica, Nuove Tendenze e ricerca concettuale mantenendo una coerenza rara: alleggerire progressivamente l’opera fino a trasformarla in luce, spazio e segno.

Come aveva intuito Piero Manzoni già nel 1961, Dadamaino non si limitò a rinnovare la pittura: riuscì realmente a superarla.



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