Il nome: un computer rotto e una carriera che inizia
Durante il primo anno delle scuole superiori, John Matos sceglie di studiare programmazione informatica. Un errore durante un’esercitazione manda in crash il computer della scuola e da quell’episodio nasce il nome CRASH, destinato a diventare una delle firme più celebri della storia del writing. Poco dopo, il suo tag comincia ad apparire sui vagoni della metropolitana di New York.
I primi anni nel writing
I suoi primi maestri sono i writer più grandi del quartiere, tra cui KAZOO143, CEN2 ed EASE707, che gli insegnano le tecniche dello spray painting e la vita nei depositi ferroviari. Tra il 1974 e il 1979 dipinge clandestinamente sui treni della metropolitana, affinando il proprio stile tra inseguimenti della polizia, rischi continui e notti trascorse nei depositi. Non verrà mai arrestato, ma quelle esperienze formeranno definitivamente il suo carattere e la sua visione artistica.
Dal treno alla tela
Nel 1979 entra nel Graffiti Studio di Sam Esses, uno dei primi spazi dedicati ai writer che desideravano sperimentare la pittura su tela. Qui lavora accanto ad artisti come Daze, Zephyr, Dondi e Futura 2000. Per CRASH non si tratta di abbandonare il graffiti, ma di estenderne il linguaggio verso nuovi supporti.
1980: la mostra che cambia la storia
A soli diciannove anni cura GAS – Graffiti Art Success for America, una delle prime mostre dedicate ai graffiti. Allestita inizialmente negli spazi di Fashion Moda nel South Bronx e successivamente trasferita al New Museum di New York, riunisce artisti come Jean-Michel Basquiat, Keith Haring, Lee Quiñones, Lady Pink, Dondi White, Blade e Futura 2000. L’esposizione contribuisce in modo decisivo a far entrare il writing nel dibattito artistico internazionale.
Uno stile immediatamente riconoscibile
Nel corso degli anni CRASH sviluppa un linguaggio personale che fonde lettering, ritratti e riferimenti alla Pop Art americana. I Ben-Day dots, i colori saturi e il celebre occhio che compare in molte opere diventano elementi distintivi della sua produzione, creando un ponte tra la cultura dei graffiti e la pittura contemporanea.
L’affermazione internazionale
Negli anni Ottanta espone in contesti sempre più prestigiosi. Nel 1981 realizza opere per il Public Art Fund di Times Square e scenografie per il Twyla Tharp Dance Group. Nel 1983 partecipa alla storica mostra Post-Graffiti alla Sidney Janis Gallery di New York, accanto a Basquiat, Daze, Lee Quiñones e Rammellzee, contribuendo al definitivo riconoscimento del graffiti nel sistema dell’arte.
Le Crashocaster
Nel 1996 incontra Eric Clapton e dipinge per lui una Fender Stratocaster destinata a diventare la celebre Crashocaster. Il chitarrista utilizza lo strumento durante i concerti e la collaborazione porta alla realizzazione di diverse chitarre dipinte da CRASH, alcune battute all’asta per cifre record. Successivamente realizza strumenti anche per artisti come John Mayer ed Ed Sheeran, collaborando inoltre con Fender per una serie in edizione limitata.
WallWorksNY e l’eredità del Bronx
Nel 2014 fonda WallWorksNY, una galleria nel South Bronx dedicata sia agli artisti storici sia alle nuove generazioni della street art. Parallelamente continua a collaborare con il collettivo Tats Cru, mantenendo un forte legame con il quartiere in cui è cresciuto.
Le sue opere fanno oggi parte delle collezioni del Museum of Modern Art di New York, del Brooklyn Museum, dello Stedelijk Museum di Amsterdam, del Museum of the City of New York e del Groninger Museum, oltre a numerose collezioni private e museali internazionali.
Per tutta la sua carriera CRASH ha ribadito che il passaggio dalla metropolitana alla tela non è mai stato un abbandono delle proprie origini, ma l’evoluzione naturale di uno stesso linguaggio artistico. Dal South Bronx ai principali musei del mondo, continua a rappresentare una delle figure fondamentali nella storia del writing contemporaneo.