GUARDAR NEL MESE DELLA MADRE TERRA
1986
Olio su tavola di legno
cm 245 × 122,5
SOPRA IL CIELO STELLATO
2017
Pittura acrilica su ferro e collage su tavola ceramica ingobbio
cm 134 × 94,5
Bruno Ceccobelli nasce nel 1952 a Monte Castello di Vibio e cresce a Todi, città che segnerà profondamente la sua visione artistica e spirituale. Figlio di una famiglia contadina umbra, racconta con ironia di essere «nato altero in una famiglia di contadini», sintetizzando il contrasto tra le proprie radici e una naturale tensione verso la ricerca interiore.
La vocazione per l'arte si manifesta fin dall'infanzia, quando una scatola di colori Giotto ricevuta dalla maestra diventa per lui un vero e proprio segno del destino. Da quel momento prende forma un percorso che unisce pittura, scultura e spiritualità, trasformando la sua ricerca in un dialogo costante tra materia, simbolo e trascendenza.
Dagli anni umbri alla formazione romana
Nell’estate del 1964 Bruno Ceccobelli lascia Todi per Roma. Ha dodici anni, ma porta con sé l’immaginario della città umbra: il paesaggio bucolico, la stratificazione etrusca e romana, le storie sacre e mitologiche, il simbolo dell’aquila frontale sul sigillo cittadino. Questa eredità visiva e spirituale rimarrà una presenza costante nella sua opera.
A Roma frequenta l’Accademia di Belle Arti, dove si diploma in Scenografia sotto la guida di Toti Scialoja. Dal maestro apprende la teoria e la pratica dell’astrattismo, assorbendo una libertà di sguardo nutrita dal Costruttivismo russo e dall’Espressionismo astratto americano.
Maestri spirituali e radici simboliche
Accanto alla formazione accademica, Ceccobelli costruisce una propria geografia di riferimenti spirituali. Incontra Emma Cusani, esperta di teosofia, Francesco Albanese, conoscitore della cabala e dell’alchimia, e Donato Margotta, antroposofo di strada. A questi incontri si affianca lo studio delle filosofie orientali, in particolare Zen e Taoismo.
Questa formazione eclettica determina il cuore della sua ricerca: un’arte astratto-simbolica in cui materia, segno e spiritualità non sono mai separati. Ceccobelli guarda a Malevich, Kandinskij, Klee, De Chirico, Brancusi, Beuys, Miró, Dalí, Tàpies e Magritte, costruendo un linguaggio personale capace di attraversare pittura, scultura e dimensione rituale.
Le prime sperimentazioni e gli spazi alternativi
All’inizio degli anni Settanta realizza video, azioni performative e interventi su pellicola, oggi conservati al Museo Nazionale del Cinema di Torino. Nel 1971 partecipa all’Europäisches Forum di Alpbach, in Austria, su invito di Palma Bucarelli.
Tra il 1973 e il 1975 frequenta la Galleria GAP – Gruppo di Azione Preventiva di Roma – e l’Ufficio per l’Immaginazione Preventiva, collettivo che sperimenta forme di arte concettuale distribuita per posta. In quegli stessi anni collabora anche con il teatro sperimentale come attore, costumista e scenografo, lavorando con Gruppo ’76, La Gaia Scienza e Teatro Stran’amore.
Nel 1977 inaugura la sua prima mostra personale alla Galleria Spazio Alternativo di Roma, con presentazione di Cesare Vivaldi.
Il Pastificio Cerere e la Scuola di San Lorenzo
Dalla seconda metà degli anni Settanta Ceccobelli entra nel gruppo di artisti attivi nell’ex Pastificio Cerere, nel quartiere romano di San Lorenzo. Insieme a Domenico Bianchi, Gianni Dessì, Giuseppe Gallo, Nunzio, Piero Pizzi Cannella e Marco Tirelli, dà vita a una stagione fondamentale dell’arte italiana contemporanea.
La cosiddetta Scuola di San Lorenzo non rappresenta un semplice ritorno alla pittura, ma una nuova possibilità del linguaggio pittorico e plastico: simbolico, materiale, spirituale, lontano sia dal concettuale più freddo sia dalla figurazione tradizionale.
Tra la fine degli anni Settanta e i primi Ottanta la sua ricerca si afferma anche a livello internazionale. Espone a Stoccarda, Belgrado, Parigi, Amsterdam e New York, entrando progressivamente nel circuito delle gallerie europee e americane.
Le Biennali e l’affermazione internazionale
Nel 1984 Achille Bonito Oliva cura la mostra Ateliers, aprendo al pubblico gli studi degli artisti del Pastificio Cerere. Nello stesso anno Ceccobelli viene invitato alla Biennale di Venezia nella sezione Aperto ’84.
Nel 1986 partecipa nuovamente alla Biennale di Venezia nella sezione Arte e Alchimia, curata da Arturo Schwarz. L’invito conferma la centralità del pensiero alchemico nella sua opera: trasformazione della materia, purificazione, processo spirituale e visione simbolica diventano elementi strutturali del suo linguaggio.
La pittoscultura
Ceccobelli definisce il proprio lavoro “pittoscultura”, un termine che esprime la compresenza di pittura e scultura, superficie e oggetto, immagine e materia. Le sue opere nascono spesso dall’uso di grafite, tempera, gesso, carboncino, corde, carta, metallo, pietra e terracotta: materiali scelti non solo per la loro qualità visiva, ma per il loro valore simbolico.
La sua pratica si fonda su un principio ricorrente: “l’opera fa l’operatore”. Non è soltanto l’artista a creare l’opera, ma è l’opera stessa a trasformare l’artista durante il processo. In questa reciprocità si colloca il nucleo più profondo della sua poetica.
Dalla scena internazionale alle grandi commissioni
Tra la fine degli anni Ottanta e i primi anni Novanta Ceccobelli consolida la propria presenza internazionale con mostre a New York, Parigi, Londra, Madrid e Barcellona. Nel 1988 presenta al Caffè Florian di Venezia 777 opere di piccolo formato, trasformando il numero in dispositivo simbolico ed espositivo.
Nel 1994 viene invitato a insegnare in Senegal presso l’École Nationale des Beaux-Arts. Il viaggio africano amplia ulteriormente la sua relazione con le culture spirituali e con i linguaggi simbolici extraeuropei.
Nel 2000 realizza le porte in ferro corten e bronzo per la Cattedrale di Terni, una delle commissioni pubbliche più importanti della sua carriera. Nel 2004 firma a Gibellina il mosaico L’Eternità è la Vera Medicina, inserendosi nel grande progetto artistico della città ricostruita dopo il terremoto.
La maturità artistica
Nel 2005 viene nominato Direttore dell’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia, incarico che lascia dopo un anno per dedicarsi completamente alla produzione artistica. Nello stesso periodo pubblica testi e riflessioni sulla pittura, tra cui Color Bellezza e Tempo senza tempo della pittura.
Negli anni successivi prosegue la propria attività espositiva in Italia e all’estero. Nel 2015 la Fondazione Pastificio Cerere gli dedica la retrospettiva Capovolgere – ABC Ceccobelli, curata da Marcello Smarrelli. Nel 2016 realizza installazioni site-specific a Ravenna, in dialogo con i luoghi e i mosaici di Sant’Apollinare in Classe e San Vitale. Nel 2018 partecipa a importanti mostre internazionali, tra cui Challenging Beauty al Parkview Museum di Singapore e Painting after Post-Modernism alla Reggia di Caserta. Nel 2019 Palazzo Collicola ospita la retrospettiva MORMORIIMARMOREI in occasione del Festival di Spoleto.
La torre di Montemolino
Dopo una lunga carriera vissuta tra Roma e il mondo, Ceccobelli torna nel territorio umbro e si stabilisce a Montemolino di Todi, in una torre medievale. La torre diventa immagine concreta della sua poetica: un luogo verticale, sospeso tra terra e cielo, radicato nel paesaggio e aperto alla dimensione cosmica.
In oltre cinquant’anni di attività, Bruno Ceccobelli ha costruito una ricerca coerente e riconoscibile, capace di unire pittura, scultura, materia, spiritualità e simbolo. La sua opera nasce da un dialogo costante tra radici contadine e tensione metafisica, tra Todi e il mondo, tra il gesto dell’artista e la trasformazione interiore che l’opera stessa produce.
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