TABLEAU CLOUS
1969
Acrylic and nails on board
cm 40 × 40
Bernard Aubertin è una delle figure più rappresentative della ricerca monocromatica europea del secondo Novecento e membro del celebre Gruppo ZERO. Attraverso il rosso, il fuoco e la combustione, sviluppa una pratica artistica che trasforma il gesto distruttivo in un atto creativo.
I suoi monocromi, i quadri di chiodi, i fiammiferi e le opere bruciate riflettono una profonda indagine sull'energia, sulla materia e sulla trasformazione, dando vita a un linguaggio essenziale in cui colore, luce e fuoco diventano i veri protagonisti dell'opera.
Le origini
Bernard Aubertin nasce il 29 luglio 1934 a Fontenay-aux-Roses, nei pressi di Parigi. Dopo gli studi presso la Scuola Statale di Decorazione di Parigi sviluppa una formazione prevalentemente autodidatta, avvicinandosi inizialmente al Cubismo e al Futurismo. Fin dagli esordi manifesta un forte interesse per il colore come forza autonoma e per la possibilità di liberare la pittura dalla rappresentazione tradizionale.
L’incontro con Yves Klein
Il momento decisivo della sua carriera arriva nel 1957 con l’incontro con Yves Klein. L’esperienza dello studio dell’artista francese rappresenta una vera svolta, portandolo a individuare nel monocromo la direzione della propria ricerca.
A differenza del blu assoluto di Klein, Aubertin sceglie il rosso come colore esclusivo della propria opera, riconoscendovi il simbolo dell’energia vitale, della luce e del fuoco. Da questa intuizione nascono, nel 1958, i primi Rouge Total, superfici interamente monocrome che segnano l’inizio della sua poetica.
Il Gruppo ZERO
Nel 1961 entra a far parte del Gruppo ZERO di Düsseldorf, fondato da Heinz Mack e Otto Piene, condividendone la volontà di superare la pittura informale attraverso una ricerca basata su luce, energia, spazio e riduzione formale.
Negli stessi anni stringe rapporti con importanti protagonisti dell’avanguardia europea, tra cui Lucio Fontana, Piero Manzoni e gli artisti del gruppo NUL, contribuendo allo sviluppo di una nuova concezione dell’opera come esperienza contemplativa piuttosto che rappresentativa.
Le opere del fuoco
Tra il 1961 e il 1962 realizza alcune delle serie più celebri della propria produzione: i Tableaux Clous, i Tableaux Feue i Livres Brûlés.
I chiodi introducono una nuova dimensione plastica nei monocromi, mentre fiammiferi, combustioni e libri bruciati trasformano il fuoco in un vero strumento creativo. Per Aubertin la distruzione non rappresenta mai la fine dell’opera, ma il momento in cui la materia si trasforma e genera una nuova immagine.
Negli anni successivi amplia questa ricerca con i Parcours d’Allumettes, i Tableaux Fils de Fer e numerose performance dedicate alla combustione di oggetti quotidiani.
Gli anni della maturità
A partire dagli anni Settanta vive tra Francia, Italia e Germania, soggiornando a lungo tra Brescia e Verona prima di stabilirsi definitivamente a Reutlingen.
Negli ultimi decenni la sua ricerca si estende anche ai monocromi bianchi, neri e dorati, mantenendo però invariata la riflessione sulla luce, sulla materia e sul fuoco come elementi originari dell’esperienza artistica.
Bernard Aubertin muore il 31 agosto 2015 a Reutlingen, lasciando una delle ricerche più coerenti e radicali dell’arte europea del secondo Novecento.
Il rosso come energia assoluta
Il rosso costituisce il nucleo dell’intera ricerca di Bernard Aubertin. Non viene utilizzato come semplice scelta cromatica, ma come simbolo dell’energia primordiale, della luce e del fuoco. Attraverso il monocromo elimina ogni elemento narrativo o compositivo, concentrando l’attenzione esclusivamente sulla forza percettiva del colore.
Il fuoco come processo creativo
La combustione rappresenta uno degli aspetti più originali della sua poetica. Fiammiferi, libri, superfici e oggetti vengono incendiati per trasformare il gesto distruttivo in un processo di creazione. Le tracce lasciate dal fuoco diventano parte integrante dell’opera, rendendo visibile il passaggio dall’energia alla materia.
Materia e trasformazione
Chiodi, fili metallici, fiammiferi e superfici monocrome introducono nella sua produzione una forte componente tridimensionale. Ogni intervento modifica fisicamente la superficie pittorica, trasformandola in un campo di tensioni tra luce, volume e materia.
Una ricerca contemplativa
L’opera di Aubertin non vuole rappresentare il mondo, ma offrire un’esperienza diretta della materia e dell’energia. Attraverso il monocromo, il fuoco e la riduzione formale, sviluppa una ricerca essenziale che invita lo spettatore a confrontarsi con la forza originaria del colore e con il continuo processo di trasformazione della materia.
LUN – VEN
9.00 – 13.00
15.00 – 19.00
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