UNTITLED
2025
Olio su tela
cm 190 × 220
Alina Grabovsky nasce il 24 agosto 1987 a Kiev, allora capitale della Repubblica Socialista Sovietica Ucraina, negli ultimi anni dell'Unione Sovietica. A soli quattro anni lascia il paese insieme alla famiglia, che si trasferisce in Germania con lo status di rifugiati ebrei contingentati. Questa esperienza di migrazione, vissuta tra identità diverse, lingue e appartenenze sovrapposte, diventa il fondamento della sua ricerca artistica.
Nella sua pittura, corpi frammentati e spazi impossibili raccontano la condizione di chi vive costantemente tra memoria, sradicamento e trasformazione, facendo della migrazione non solo un tema biografico, ma una vera e propria struttura dello sguardo.
Dall’Ucraina alla Germania: l’identità della migrazione
Nel 1991, quando Alina Grabovsky ha quattro anni, la sua famiglia lascia Kiev e si trasferisce in Germania con lo status di Jüdischer Kontingentflüchtling, il programma con cui il governo tedesco accolse le famiglie ebree provenienti dagli Stati dell’ex Unione Sovietica come gesto di riparazione storica dopo la Shoah.
Quella migrazione segna profondamente la sua identità. Ucraina di nascita, ebrea per origine e tedesca per formazione, Grabovsky cresce tra culture, lingue e appartenenze differenti. Un’esperienza che diventerà il fondamento della sua ricerca artistica e del modo in cui, negli anni successivi, guarderà al corpo, allo spazio e al concetto di appartenenza.
La formazione tra Karlsruhe e Vienna
Cresciuta in Germania, nel 2010 Grabovsky si iscrive alla Staatliche Akademie der Bildenden Künste di Karlsruhe, dove studia con Matthias Bitzer, Erwin Gross e soprattutto Marcel van Eeden, artista che sviluppa una profonda riflessione sulla memoria e sul rapporto tra immagine e tempo.
Nel 2013 prosegue la propria formazione all’Akademie der bildenden Künste Wien nella classe di Hans Ashley Scheirl, artista che concentra la propria ricerca sul corpo, sull’identità e sulle trasformazioni del soggetto contemporaneo.
L’incontro tra queste due esperienze costruisce il linguaggio che caratterizzerà tutta la sua produzione: una pittura in cui memoria, identità e figura umana convivono in una costante tensione. Nel 2016 conclude gli studi come Meisterschülerin di Marcel van Eeden, massimo riconoscimento conferito dall’accademia tedesca, ottenendo nello stesso anno il primo importante riconoscimento istituzionale con la mostra dei Meisterschüler al Mannheimer Kunstverein.
La pittura tra frammentazione, migrazione e Uncanny Valley
Dopo il diploma si trasferisce a Berlino, dove lavora tra il 2016 e il 2020, consolidando la propria ricerca attraverso borse di studio e riconoscimenti, tra cui il sostegno dell’Ernst Ludwig Ehrlich Studienwerk, dedicato ai giovani talenti ebrei in Germania.
La pittura di Grabovsky si distingue per la continua oscillazione tra astrazione e figurazione. Le sue opere mostrano raramente corpi completi: emergono frammenti, arti, volti e posture sospese che sembrano appartenere a uno spazio instabile, in continua trasformazione.
Uno dei concetti chiave della sua ricerca è quello dell’Uncanny Valley, il “perturbante”, utilizzato come strumento per interrogare temi quali identità, appartenenza, esclusione e percezione dell’altro. I suoi corpi, riconoscibili ma mai del tutto rassicuranti, riflettono la condizione di chi vive tra culture differenti e sperimenta una costante tensione tra integrazione e alterità.
Gli Spazi dell’Appartenenza
Un altro concetto fondamentale nella ricerca di Alina Grabovsky è il Wolkenkuckucksheim, termine tedesco traducibile come “castello in aria” o “regno del cuculo nelle nuvole”, che indica uno spazio immaginario, sospeso tra realtà e utopia. L’artista utilizza questa idea per costruire ambienti in cui prospettive incompatibili convivono nella stessa immagine, dando vita a scenari impossibili che sfidano le regole della rappresentazione tradizionale.
Le sue stanze si aprono verso l’alto, i punti di fuga si moltiplicano, le scale cambiano improvvisamente e gli spazi assumono la forma di palcoscenici in continua trasformazione. Non si tratta di semplici invenzioni formali: questi luoghi riflettono l’esperienza della migrazione e dello sradicamento. Chi vive tra più paesi e più identità porta infatti dentro di sé spazi differenti che convivono simultaneamente. È proprio questa tensione tra memoria, appartenenza e dislocazione a dare forma ai paesaggi pittorici di Grabovsky.
Tra Vienna e New York
Nel 2020 Grabovsky si trasferisce a Vienna, città in cui vive e lavora tuttora. Il trasferimento segna una nuova fase della sua carriera, accompagnata da un crescente riconoscimento istituzionale. Nel 2023 un’opera entra a far parte della Sammlung der Stadt Wien, la collezione della città di Vienna, mentre nello stesso anno viene nominata allo Strabag Art Award ed espone al Belvedere 21, uno dei principali musei dedicati all’arte contemporanea austriaca.
Nel 2024 trascorre un periodo di ricerca a New York grazie a una borsa di studio del Ministero federale austriaco per l’Arte e partecipa alla residenza di Residency Unlimited. Nello stesso anno presenta la mostra personale Earth and Ether alla Thierry Goldberg Gallery di Chelsea, segnando il suo debutto nel panorama artistico statunitense.
Una Ricerca Riconosciuta a Livello Internazionale
La crescita di Grabovsky è sostenuta da un articolato sistema di borse di studio, premi e residenze internazionali. Tra i riconoscimenti più significativi figurano il sostegno dell’Ernst Ludwig Ehrlich Studienwerk, dedicato ai giovani talenti ebrei in Germania, e i programmi promossi dagli Austrian Culture Forum di New York e Berna.
Negli anni espone in istituzioni e spazi internazionali come il Jewish Museum Basel, Balagan Arts di Basilea, Messing Schwarz di Vienna e numerose realtà tra Germania, Austria, Svizzera e Stati Uniti. Il suo percorso testimonia una ricerca costruita con continuità, capace di affermarsi progressivamente all’interno della scena artistica europea e internazionale.
La Pittura come Luogo della Migrazione
L’intera ricerca di Alina Grabovsky ruota attorno alla condizione di chi vive tra identità, lingue e luoghi differenti. I suoi dipinti non mostrano quasi mai corpi completi né spazi perfettamente riconoscibili: tutto appare frammentario, sospeso, in continua trasformazione. La figura umana diventa così metafora di un’identità mai definitiva, mentre gli ambienti impossibili traducono visivamente l’esperienza della migrazione e dell’alienazione.
Oggi Grabovsky vive e lavora a Vienna, ma la sua pittura continua ad attraversare i luoghi che hanno segnato la sua storia personale: l’Ucraina della nascita, la Germania della formazione, Berlino, Vienna e New York. Ne nasce una ricerca in cui memoria, appartenenza e trasformazione convivono sulla stessa superficie pittorica, facendo della pittura non soltanto un mezzo espressivo, ma il luogo stesso in cui l’identità continua a prendere forma.
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